Il Gattopardo

dicembre 12, 2007 in Spettacoli da Roberto Canavesi

BarbareschiTORINO – C’era una volta “Il gattopardo” dove Giuseppe Tomasi di Lampedusa fotografava il sofferto trapasso tra due epoche storiche, dal 1860 al 1910, con un carismatico principe siciliano Fabrizio Salina intento a veder definitivamente tramontare lo staus quo del suo secolare ceto per essere rimpiazzato da una generazione di nuovi borghesi che, sfruttando la scia dalla lotta risorgimentale, si affacciano in società cullando sogni e progetti per lui inconcepibili. Un romanzo simbolo del Novecento, ed un’indimenticabile versione cinematografica firmata Luchino Visconti, che ora rivive nell’adattamento teatrale di Andrea Battistini in uno spettacolo coprodotto da Taormina Arte, Fondazione Palazzo della Cultura di Latina e Teatro Manzoni di Milano.

“Il Sogno del Principe di Salina: l’ultimo Gattopardo”, un ibrido teatrale a mezza strada tra la pochade e il drammone storico con protagonista un pur bravo Luca Barbareschi, non convince a pieno in quanto carente, soprattutto nella prima parte infarcita di toni da commedia brillante, di quella melanconica atmosfera che caratterizza le pagine del romanzo: un adattamento, si dirà, di una materia non concepita per il teatro, ma anche l’ennesima conferma di come ogni romanzo non necessariamente possa trovare una seconda vita sulla scena, pur disponendo di una compagnia affiatata e di un protagonista ispirato come il Principe di Salina di un Luca Barbareschi a tratti troppo istrionico.

L’elegante scena di Carmelo Giammello, un interno con pannelli scorrevoli, ben ritrae la dimora dei nobili Salina al cui interno si consuma il dramma di un uomo legato a doppia mandata, per indole politica e culturale, ad un passato che gli sta inesorabilmente sfuggendo di mano per lasciar spazio ad un nuova epoca storica di cui si fa attivo seguace il nipote Tancredi, in scena il bravo Alfredo Angelici: uno sfondo storico appena accennato che finisce con lo schiacciare anche gli altri personaggi, a partire dall’Angelica che rese celebre Claudia Cardinale e da quel don Calogero Sedara di Totò Onnis che a ben vedere dovrebbe rappresentare l’arrivismo e l’ambizione della nuova borghesia insieme all’ingordigia e l’ottusità clericale del padre Pirrone di Guglielmo Guidi.

I numerosi applausi finali ripagano gli attori dello sforzo profuso ma non rendono il giusto merito ad uno spettacolo che solo parzialmente rispetta le attese: al Teatro Alfieri fino a domenica 16.

“Il Sogno del Principe di Salina: l’ultimo Gattopardo”: uno spettacolo scritto e diretto da Andrea Battistini. Scena di Carmelo Giammello e costumi di Andrea Viotti.

Torino, Teatro Alfieri, fino a domenica 16 dicembre.

di Roberto Canavesi