Il Festival delle Sagre Astigiane

settembre 3, 2002 in Enogastronomia da Redazione

31786(1)Si terrà domenica 8 settembre la 29a edizione del “Festival delle Sagre Astigiane”, momento folcloristico e gastronomico tra i più piacevoli e interessanti del panorama piemontese.

Nato nel 1974 nell’ambito della Douja d’Or, importante manifestazione culturale astigiana (6-15 settembre) che ha come protagonista il vino, il Festival intendeva proporre un momento di festa gastronomica e di divertimento collettivo. A tale scopo si riunirono le più genuine specialità della cucina campagnola per proporle ai cittadini perché riscoprissero, attraverso quei sapori resuscitati, un folclore da non dimenticare. Il successo di pubblico non tardò ad arrivare.

Si avvertì allora l’esigenza di darvi una precisa identità ed un contenuto culturale, pensando di esaltare, in ogni possibile aspetto, i valori di una civiltà che si andava ingiustamente sottovalutando e di cui gli astigiani sono figli: la civiltà contadina che, complice il boom industriale, stava vivendo un momento difficile e si stava estinguendo con la conseguente perdita di tradizioni, usi e costumi assolutamente da preservare.

Ed è così che è nata quella splendida giornata di festa che è oggi il Festival delle Sagre, e che vive oggi di vita autonoma rispetto alla più elitaria Douja d’Or.

La manifestazione si divide in due momenti esaltanti: la sfilata e la cucina.

La sfilata, un vero e proprio museo vivente, è grandiosa. Per più di due ore un lunghissimo corteo si snoda per le vie del centro cittadino fra due ali ininterrotte di folla, suscitando partecipazione, curiosità, ammirazione, applauso e, molto spesso, commozione. Non c’è in essa alcuna finzione: tutto è rigorosamente autentico, dagli arnesi, alle macchine, ai personaggi.

Con tremila figuranti, duecentocinquanta carri trainati da altrettanti vecchi trattori, un variegato sorprendente piccolo grande zoo domestico con buoi, vitelli, cavalli, muli, asinelli, caprette, oche, anatre, cani da tartufo, polli e tacchini, una gamma inesauribile di antichissimi attrezzi e strumenti da lavoro, suppellettili, mobili ed arredi d’ogni genere, vetuste locomobili a testa calda e macchine agricole che hanno segnato la storia della fatica nelle campagne e la riproduzione sapiente di riti e consuetudini di un’epoca lontana, viene presentata, con cura attenta e minuziosa di ogni dettaglio, in una sequenza di intensi quadri viventi, una grandiosa e realistica rievocazione del modo di essere, di vivere e di operare delle passate generazioni.

31785Per il Fotografo, la sfilata è una festa. È agevole isolare immagini dal forte potere evocativo nei volti, nei costumi, negli attrezzi di contadini, artigiani e nobili che impersonano null’altro che loro stessi, a formare un grandioso ritratto della più genuina cultura astigiana.

La cucina costituisce un momento altrettanto stupefacente: spolverando i ricettari, scritti ed orali, di generazioni di massaie contadine, viene riproposto in una smisurata lista cibaria che nessun ristorante sarebbe mai in grado di esibire, tutto il patrimonio della gastronomia povera e borghese dell’Astigiano e del Monferrato, cucinato alla perfezione con ingredienti selezionati e controllati.

Da alcuni anni l’appuntamento gastronomico ha un’anteprima alla sera del sabato antecedente la festa per venire incontro alle richieste sempre più pressanti dei numerosi visitatori. Nel 2000 si sono avvicendati ai diversi stand oltre 250.000 “clienti” che si sono spartiti più di cinquecentomila porzioni divorando, tra l’altro, un quintale di alborelle, sessanta quintali di agnolotti, cinquantasei chilogrammi di tartufo, quindici quintali di gnocchi, ottomila salamini di cinghiale, quattrocentocinquanta conigli cucinati con i funghi, sei quintali di stufato d’asino, quarantamila some d’aj e ventimila porzioni di rustica ai formaggi. Sono cifre straordinarie che offrono la più esauriente testimonianza delle proporzioni e dell’imponenza della manifestazione.

Rigorosi osservatori dell’organizzazione, in veste anonima, mescolati alla folla che gremisce il villaggio, valutano il comportamento delle pro-loco sotto il profilo della pulizia, dell’igiene, dell’ordine, della cortesia, della sveltezza, del modo di presentare la specialità gastronomica, del buon gusto e dell’educazione. Il premio che viene assegnato alla pro-loco che assicura il miglior servizio viene considerato come uno dei più prestigiosi e qualificanti, segno tangibile della mentalità che governa la piazza.

Il Festival delle Sagre Astigiane, cresciuto edizione dopo edizione si presenta oggi come una manifestazione di dimensioni mastodontiche – è con nostalgia che chi vi scrive ricorda le “tranquille” edizioni degli anni passati – ricca di fascino, accompagnata dal consenso e dal favore generali.

Insomma, andateci. Chi, come il sottoscritto, ha passato l’infanzia nel mondo contadino piemontese non può che gioire dell’esistenza del Festival che, anno dopo anno, riporta a galla immagini, sapori, odori a cui ha legato momenti tra i più gioiosi della propria esistenza, e che tendono a svanire dopo anni di trincea cittadina. Agli altri il Festival si propone come ghiotta occasione per addentrarsi e gustare in tutte le sue forme un mondo vero e genuino.

Dettagliate informazioni sulla manifestazione si possono trovare all’indirizzo www.festivaldellesagre.it .

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di Paolo Bologna