Il dottor Milowsky

ottobre 6, 2006 in il Traspiratore da Redazione

Il dott. Milowsky osserva incuriosito lo strano ometto di fronte a lui: bardato in un cappotto grigio di due taglie almeno più grande del dovuto, bocca e collo riparati dalla sciarpa, un colbacco nero in testa e scarpe da ginnastica ai piedi.

Ha da accendere?



Mi darebbe fuoco?

Il dott. Milowsky osserva incuriosito lo strano ometto di fronte a lui: bardato in un cappotto grigio di due taglie almeno più grande del dovuto, bocca e collo riparati dalla sciarpa, un colbacco nero in testa e scarpe da ginnastica ai piedi.

In che senso scusi?

Nel senso che ho troppo freddo e proprio non riesco a scaldarmi.

Ma il darle fuoco non credo l’aiuterebbe.

Lei non si preoccupi e mi aiuti per favore.

Sempre più attratto dal personaggio, forse anche per deformazione professionale, il dottor Milowsky, psicologo, si abbassa fino a fissare negli occhi l’ometto.

Che cos’ha in mente di preciso?

Gliel’ho detto: scaldarmi! Sono sette giorni che indosso gli stessi abiti e sono sette giorni che batto le brocche dal freddo: se riesco a scaldare i vestiti poi anch’io starò meglio.

Non crede invece che tale operazione sia pericolosa?

E lei non crede che di questo passo morirei di freddo?

Combattuto tra la voglia di aiutare l’ometto e la tentazione di vedere fino a che punto si sarebbe spinto nella sua decisione, lo psicologo incalza il nuovo conoscente freddoloso.

Ma se avvicino la fiamma dell’accendino al suo cappotto lei si trasformerà in una torcia umana.

E finalmente risolverò il mio problema.

Creandone un altro però…

La imploro di non preoccuparsi per me, so quel che voglio.

Le strade di Bratislava erano deserte a quell’ora, la neve scendeva copiosa e ormai tutti gli oggetti avevano perso forma e definizione.

Milowsky fruga nelle tasche del cappotto, afferra l’accendino e lo porge all’ometto.

Prego, si accenda.

Grazie, non sa il piacere che mi fa.

L’ometto, non senza difficoltà, ravviva la fiamma dell’accendino, la accosta al collo del cappotto e sparisce inghiottito da una lingua di fuoco, lasciando di sé poca cenere sparsa sulla neve.

Il dottore fa un passo indietro, ancora una sorsata di vodka, e se ne torna a casa: quel paziente non poteva salvarlo.

Il Traspiratore – Numero 58

di G. Ventura