Il cellu

gennaio 7, 2005 in il Traspiratore da Redazione

Il cellulare squillava col suo suono fastidioso e irriverente, mentre sul grande schermo s’inseguivano veloci le immagini del film.

“Silenzio per favore”

“Volete spegnere ‘sto ca… di telefono?”, si lamentava qualcuno più irriverente di altri.

“E allora, è ancora lunga questa lagna?”

Ma Alfredo non sapeva usarlo e provava a schiacciare tutti i tasti senza risultato; Luisa, il vero proprietario del cellulare, era andata in bagno e sembrava non aver più intenzione di rientrare in sala. Ormai era un minuto che il coso urlava e l’esasperato Alfredo decise di metterlo a tacere coll’unico metodo rimastogli: la distruzione. Alzò il telefono sopra la testa e con tutta la forza donatagli dalla rabbia lo scagliò a terra; un boato di applausi e urla complimentose seguì il gesto e il giovane, esaltato dal pubblico, continuò la sua azione devastatrice con grandi pestoni e calcioni.

La gente accompagnava la furia di Alfredo a ritmo di fischi e incoraggiamenti e Alfredo le dedicò una danza tribale in cerchio attorno alla vittima morente, ridotta ad un lieve sibilo quasi impercettibile. L’operatore spense la cinepresa e le luci della sala illuminarono il ragazzo, sudato al punto da essersi levato la camicia, che balzellava a petto nudo sulla stupida macchina, come un vero selvaggio. I più intraprendenti degli spettatori divisero il pubblico in due grandi squadre, organizzando un incontro di calcio dalle misure sconfinate: la porta era il tendone del sipario, la palla quel che rimaneva del cellulare.

Al fine di allargare lo spazio disponibile alcune poltroncine vennero sradicate ed accatastate ordinatamente nei corridoi di fuga in caso d’incendio.

La partita ebbe inizio. Ribellione in senso assoluto.

Luisa tornò dal cesso e vide il suo cellulare così ridotto. Tutti si fermarono e Alfredo sbiancò.

“…Scusami… è che ha cominciato a suonare e non mi riusciva di farlo smettere…”

La ragazza non disse nulla; pian piano uno strano sorriso, tra l’incredulo e il gioioso, si disegnò sulle sue labbra, e…

“In che squadra sono?”

Un boato d’approvazione accolse la domanda e i due giovani si baciarono appassionatamente sopra i resti del telefono padrone, mentre la proiezione di “1984” riprendeva a scorrere inosservata.

Il Traspiratore – Numero 51 – 52

di G. Ventura