Il bambino che non voleva crescere

agosto 10, 2001 in il Traspiratore da Redazione

Il Bambino che Non Voleva Crescere contemplava il mondo con grandi occhi verdi lucidi di ingenuità e scorgeva la bellezza del niente sfumato nel tutto in simboli riflessi. Gioiva nella contemplazione di una felicità spontanea nata dalla solitudine e dall’osservazione oltre l’apparenza, amato e amatore della vita, strisciando tra le fibre del tempo, vivendo entusiasticamente il presente.

Parlava in frasi sconclusionate, il vecchio Eternamente Giovane Bambino, carpendo e diffondendo i segreti dell’essenza.

Aveva visto il mondo, girovago tra i luminosi e cupi viali che caratterizzano l’esistenza umana, spinto da infantile curiosità. Aveva ascoltato il canto del vento, il respiro del mare, le ultime parole pronunciate dalle foglie autunnali nel loro lento e vorticante volo verso terra, gli inni dell’erba, i racconti di terre lontane delle rondini.

E, tuttavia, sapeva di non aver ancora raggiunto la Verità Assoluta e per questo si ostinava a restare bambino, per sottrarsi all’incedere del tempo, in attesa di un eterno futuro che continuava a negare apertamente seppur la fine ragnatela ai bordi degli occhi tradiva la comparsa delle prime rughe.

Un giorno, mentre contemplava il tramonto roseo disteso sul fianco della collina su cui viveva da quasi cinque anni, una donna anziana si sedette a fianco a lui, avvolta da uno strano silenzio. La lunga gonna bordeaux di tela sottile lasciava scoperti i piedi curati e candidi, mentre uno scialle di lana nera, su cui, sciolti, si posavano i lunghi capelli bianchi, le copriva spalle e collo, ponendo in risalto il volto roseo segnato dal tempo e dal lavoro nei campi.

Attesero entrambi in silenzio la scomparsa del sole e l’arrivo della notte. Poi, in un soffio, la Vecchia disse “Tu sei quell’uomo che ancor prima di crescere decise di rimanere bambino, che una volta io amai senza conoscere e che ora conosco e compatisco”.

Il Giovane chiese, curioso, “Perché, ora che mi hai conosciuto e che il tuo amore può realizzarsi, mi compatisci?”

“Il Bambino desidera crescere per vivere liberamente la propria esistenza, il Vecchio desidera ritornare bambino per riscoprire il mondo con l’ingenuità dell’infante. Questa è la regola della vita.

Ma tu, con il tuo desiderio di non crescere, hai tradito la tua Vecchiaia prematura e ti sei sottratto al Tempo, scansione del Ritmo Vitale. Ti compatisco, perché con questa tua scelta hai rinunciato alla Vita, hai vissuto in una dimensione di realtà illusoria ed hai deciso di dissolverti nell’Eterno.

L’essenza è inafferrabile agli uomini perché li soffocherebbe se cercassero di parlarne; è invisibile agli occhi perché oscurerebbe la vista, e qualunque sua intuizione diventa illusoria se percepita dalla materia, perciò la tua ricerca è vana quanto la tua esperienza. Eppure ti ho amato, perché eri sfuggito al mio controllo, e ora ti compatisco, perché sarò costretta a portarti via con me.”

Dalla casa ai piedi della collina, la tenue luce di una candela osservò i due individui seduti sull’erba scomparire dietro un alito di vento, per poi morire spenta da una lacrima salata caduta dal cielo.

Il Traspiratore – Numero 31-32

di S. Fabre