I novaresi, questi sconosciuti

febbraio 23, 2002 in Attualità da Redazione

25490(1)– Tu dove abiti?

– A Novara.

– Ah, Novara… beh, una città carina, mi pare, vivibile, a misura d’uomo, no? E che c’è, che succede di interessante, nella tua città?

– Niente. Cosa vuoi che succeda a Novara?

I novaresi che si riconoscono in questo breve scambio di battute, avranno dato una risposta simile ai loro amici o conoscenti, magari milanesi o torinesi.

Ma che cosa vuol dire che a Novara non succede mai niente? E poi, i novaresi come sono caratterialmente? Somigliano, in un qualche modo, alla loro città?

Anticipo subito chi avanza delle perplessità al tentativo di parlare del carattere dei novaresi, in quanto semplificazione po’ grossolana della “infinita varietà dell’animo umano”. Sono d’accordo. Ma ciò non toglie che, ogni tanto, categorizzare, semplificare, tagliare un po’ con l’accetta le sfumature, possa essere utile proprio allo scopo di metterle in evidenza, queste sfumature.

Ma procediamo: come sono, come siamo fatti, noi novaresi?

A sentire in giro, è opinione diffusa che noi novaresi siamo: chiusi, benpensanti, per non dire bigotti, un po’ superficiali, freddini, abitudinari, avari, diffidenti. Insomma, la maggior parte degli aggettivi si sposa bene con le sfumature del grigio e il clima freddo-umido, tipico delle nostre parti.

Capirete quindi, per quanto detto or ora, che non è stato così semplice fare un’intervista ai novaresi sui novaresi. Ma quelli che hanno voluto raccontarsi hanno più o meno confermato questo sentire comune (sperò però di essere presto smentita dai miei concittadini: portatemi dei controesempi, per favore!).

Settimane fa, nello studio di una giovane estetista novarese, Cinzia L., ho posto la questione, e ne è venuto fuori un interessante dibattito: «Trovo che i novaresi siano un po’ chiusi», dice Monica, assistente dello studio «Corrono tutti, sono sempre frenetici, magari pensano troppo al lavoro». Alcuni potrebbero pensare che questa “frenesia” sia un’eredità milanese, contando la vicinanza di Novara al capoluogo lombardo; ma non lasciatevi fuorviare: frenesia sì, ma senza la vitalità che si accompagna, di solito, ai nostri vicini dell’altra sponda del Ticino.

Altro parere: «Non soltanto sono chiusi, ma anche dei benpensanti: in città sono tutti attenti alle forme, all’esteriorità, a non dare “scandalo”; poi, quando sono fuori, si scatenano come dei pazzi, fanno tutto ciò che non oserebbero mai nella loro città». Evviva, penso, almeno un po’ vitali lo siamo, anche se altrove. Ma la vita è altrove, no?

Tipico di noi anche quest’altro aspetto, in cui mi riconosco vergognandomi un po’: i novaresi non salutano mai, anche se ti conoscono bene. Probabilmente per una timidezza di fondo, quando gli capita di incrociare un loro conoscente, o addirittura un vicino di casa, evitano, con stratagemmi vari – guardare la punta delle scarpe, andare dall’altra parte del marciapiede, scrutare attentamente una vertina – di salutarlo, o comunque non prendono mai per primi l’iniziativa di dire “buongiorno!”. Forse temono che il saluto sia il pericoloso antecedente di una lunga e non richiesta chiacchierata, in cui può venire chiesto qualcosa di molto personale, come un insidioso “come va?”. Sicché, se non sono in un vicolo cieco, tirano dritti. Questo però non significa affatto che si disinteressano degli affari degli altri, anzi: siamo in una città abbastanza piccola perché le voci e i pettegolezzi si muovano in fretta.

C’è però chi, come Cinzia, trova nella nostra chiusura anche un elemento positivo: «Visto che i novaresi sono così poco aperti e diffidenti», dice, «l’impresa più difficile è riuscire a farsi conoscere, a fare in modo che si fidino di te. Ma quando questo accade, si aprono tutte le porte: ti rimangono fedeli per tutta la vita, portano altre persone con il passa-parola, amano presentarti al loro giro di conoscenti…».

Un po’ più radicale e disincantato è il signor Enzo G., edicolante della stazione di Novara: simpatico, aperto, milanese doc (ci tiene a sottolinearlo), a Novara da tredici anni, commenta così: «I novaresi? Dire che sono chiusi è poco. Figurati che io non conosco ancora tutti quelli che abitano nel mio palazzo… Non si riesce a stringere un’amicizia, qualcosa di più del cordiale ‘buongiorno-buonasera’. E poi sono anche taccagni: quando i giornali aumentano, sai che succede? Mi dicono che non hanno la differenza, e mi salderanno la settimana dopo. Ma sai perché? Le loro mogli, quando escono, gli danno i soldi contati per il giornale e il caffè! E poi abbiamo qui dietro non so quante banche, con dentro i miliardi!». «Cosa vuole, qui sono le origini contadine che vengono fuori…», interviene di un altro signore, che precisa di essere “lombardo”, pur vivendo a Novara.

La musica non cambia quando si passa a parlare della città. Anche in questo caso, le opinioni sono piuttosto nette: «Novara, negli ultimi anni, è peggiorata: prima era una città pulita, con un bel verde tenuto bene. Adesso è piena di sporcizia e sembra trascurata». Un esempio negativo spesso citato è la zona della stazione: sporca, trafficata, trascurata. Altri pareri: «A Novara mancano i cinema, ce ne vorrebbero di più: ma perché non si è voluto fare il multisala?»

«Una cosa che da noi manca sono degli spazi adeguati per i giovani: possibile che il sabato sera non ci sia un posto un po’ grande di ritrovo, e che se ne debbano andare tutti fuori, a Milano, Torino, Castelletto Ticino?». In effetti, sembra che se la cavino meglio gli anziani, cui il Comune tutte le estati dedica – beati loro – una bella festa con musiche, balli e danze, e che nei vari “centri d’incontro” riescono ad avere i loro spazi di divertimento e di ritrovo. Ma per noi giovani non sono molti gli stimoli culturali che la città offre. Tanto per restare in tema, è di questi giorni la notizia che la giunta comunale non ha rinnovato l’appalto alla ditta che gestisce l’Informagiovani di Novara, un punto di riferimento per i ragazzi, e anche molto frequentato. La giustificazione, laconica, del Comune è la seguente: «Siamo in fase di ristrutturazione». Ci crediamo?

E voi novaresi, cosa ne pensate di questo ritratto? Poiché difetta ancora di molti particolari, mi piacerebbe ricevere da voi tutte le integrazioni necessarie. Magari potremmo descrivere noi stessi e la nostra città con “quel che ci piace” e con “quel che non ci piace”, come accade nel film di Jeunet “Il fantastico mondo di Amélie”… Ci sentiamo, allora?

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Tanto per smentire chi afferma che a Novara non succede mai niente, apriamo lo spazio “Novara e dintorni”, in cui riporteremo con regolare periodicità ‘gli eventi’ della nostra città.

Novara e dintorni: appuntamenti dal 23 al 28 febbraio

di Carola Casagrande