I Marillion al Kubo di Leinì

giugno 13, 2004 in Spettacoli da Claris

marillionSprecare parole per decantare 25 anni di carriera di uno dei gruppi più importanti della storia rock mondiale è un dovere che rischia di trasformarsi in una notte di parole o in una sintesi estrema e minimalista. Sicuramente sceglieremo la seconda ipotesi, ben coscienti dei limiti di spazio di una pagina web (25 righe, una per anno?!), così come il tempo di un concerto e di qualche bis non sarà sufficiente nemmeno per ascoltare dal vivo un decimo dei successi di quelli che erano i Silmarillion, nati nel ’78 da un’idea del batterista Mick Pointer.

L’occasione è data dalla loro calata in Piemonte per un concerto di fedelissimi ed intenditori, appassionati e giovani fans che vogliono scoprire il piacere di una sera di buona musica… L’appuntamento è al Kubo, in pieno canavese di Leinì, per un colpo tra i migliori di sempre sia dei promoter del locale, sia di chi cura la valorizzazione turistica culturale della zona.

Dicevamo Silmarillion, nome tratto da un libro pubblicato postumo di J.R.R. Tolkien, autore e ispiratore (involontario) di un genere letterario che è il Fantasy. All’inizio erano una band strumentale, con influenze non definite ma con una propensione ad una musica piuttosto complessa.

Poi, dopo un rapido cambio a tastiere e chitarre, si unì al gruppo il tastierista Brian Jelliman ed il chitarrista Steve Rothery, affascinato da artisti quali Gilmour, Hackett e Latimer. La sintonia con il resto del gruppo, in special modo con Mick, fu subito totale. Il nome del gruppo venne ‘accorciato’ a Marillion e cominciò a produrre i primi demo di carattere estremamente particolare: musica barocca con tinte neoclassiche, inserti di flauto e un’aria bucolica .

Sul finire del ’79 una piccola svolta: Doug Irvine (bassista) si cura delle parti cantate! Questa scelta (del canto, cioè) ‘sconvolge’ la musica dei Marillion. Da brani precedenti, come una fenice, sorge la prima ‘canzone’ della band, Close (che con Fish diverrà The Web). Purtroppo, Doug lascia la band e i reduci sono costretti a cercare bassista e cantante. Ancora una volta gli annunci portano nuova linfa vitale al gruppo.

Un boscaiolo enorme si propone come cantante. Ha gli occhi chiari, sguardo penetrante ed è alto circa due metri: William Derek Dick, soprannominato dagli amici Fish. Il suo amore per Van der Graaf Generator e Peter Hammill, come per i Genesis, lo fanno inserire perfettamente nel gruppo. In poco tempo, con Rothery a fare da bassista oltre che da chitarrista, sorgono Garden Party, The Web, Grendel che saranno (almeno i primi due) dei classici ever green della band.

I Marillion, dato che il tentativo di far ‘girare’ per radio i loro demo non funziona, decidono di conquistare il pubblico con tantissimi concerti. In questo modo, il gruppo va catturando l’attenzione. Mark Kelly rimpiazzerà Jelliman (precedente tastierista) e, infine, si unirà alla band Peter Trewavas che rimpiazza un altro bassista che per qualche tempo aveva lavorato con la band, Diz Minnit.

Si arriva così alla prima formazione ‘stabile’ dei Marillion: Mark Kelly, Fish, Steve Rothery, Peter Trewavas, Mick Pointer. Svolta importante per il gruppo è il contratto discografico con la EMI che si interessa ai Marillion, visto il successo, ora, di alcuni programmi radiofonici che parlano di loro e, soprattutto, visto l’interesse del pubblico ai loro concerti.

E così nascono Market Square Heroes e Three boat down from the candy”Script for a Jester Tear” (primo album), “Fugazi”, e poi “Misplaced Childhood”, il disco del successo, che restò un paio di settimane primo in classifica in Inghilterra; i singoli Keyleigh e Lavander fanno il giro dell’Europa, trascinando il disco e il gruppo nel vortice della ‘notorietà’.

Finiti gli infiniti tour, si ritorna in studio e si scrive “Clutching at Straws”. Ma non è più come prima, il tour a sostegno dell’ultima fatica in studio logora gli animi; il disco ha ancora un discreto successo sebbene non replichi le vendite di Misplaced Childhood. Ci sono, inoltre, pressioni per avere consenso di pubblico in America, e quindi un cambio di sound e soprattutto nelle liriche.

Fish esce dal gruppo e si unisce al gruppo Steve Hogarth. Personalità completamente differente dal frontman precedente, lascia un po’ perplessi i vecchi fan. “Seasons End” è ancora un bel disco, ma il successivo (Holidays in Eden) è un tentativo di commercializzare la proposta Marillion in America. Ormai la magia è finita, i mass media si dimenticano dei Marillion, e così i cinque possono ritornare a fare musica seria.

“Brave” è forse quanto di più interessante realizzato dalla band. Un concept di qualità, dove finalmente la voce di Hogart si innesta al meglio nelle sonorità create dagli altri quattro. Hogart suona anche le tastiere, ma i Marillion si discostano da quello che era il cliché della loro musica negli anni ’80. Le tastiere vengono usate per cesellare atmosfere, così come la chitarra perde il suo ruolo da assolo ma è onnipresente con tantissimi fraseggi. E’ sicuramente il passo successivo dell’evoluzione della creatura Marillion.

Non c’è, però, riscontro né negli ormai perduti fan né nei mass media. E’ crisi! Si realizza un album ancora interessante come “Afraid Of Sunlight”, poi si abbandona la EMI. Si crea un’etichetta propria e si producono tre album che non hanno nulla o quasi a che fare con il passato ma che testimoniano l’esigenza di fare musica diversa da un po’ tutto. “This Strange Engine” è un caleidoscopio musicale, tante cose, alcune riuscite altre no; “Radiation” è forse il meno riuscito dei tre; “Marillion.com” non lascia il segno.

In ognuno di questi lavori c’è una qualche traccia che ricorda il periodo migliore, in genere lunghe composizioni, con un bel solo di chitarra o di tastiere, ma sono ricordi che ormai vanno archiviati.

Nel 2001 i Marillion tornano con la EMI, e fanno un disco, “Anoraknophobia”, che finalmente non paga nessun dazio al passato. Può non piacere, ma bisogna riconoscere la volontà di comporre seguendo strade mai percorse. Le chitarre aggressive, la batteria elettronica, il modo di sviluppare la ritmica rendono l’ultimo disco degno di attenzione e sicuramente attuale, inserito pienamente in quello che può essere il mondo musicale del 2002. Molto meglio un disco così, che confezionare il solito contentino per i vecchi fan creando un disco disomogeneo e senz’anima come i precedenti.

‘Marbles’: nei negozi a maggio

E adesso, dopo quasi tre anni di lavorazione,’Marbles’ è stato finalmente distribuito nei negozi. Prodotto da Dave Meegan, vero e proprio sesto uomo della band, che ne ha curato anche il mixaggio coadiuvato in questo da Steve Wilson e Michael Hunter.

Lunedì sera accorrete al Kubo per rivivere le fasi migliori di questa storia e cantare in coro melodie del cuore!

di Claris