I Longobardi a Torino

novembre 6, 2007 in Arte da Gabriella Grea

I longobardi: crudeli invasori o creatori di una società nuova che prelude al mondo medieavale?

Nel rispetto di entrambe le tradizioni storiografiche la mostra in corso illustra le trasformazioni strutturali nelle istituzioni, nella cultura, nell’economia e nella società dalla crisi seguita dalla caduta dell’impero d’Occidente fino al consolidamento dei nuovi stati sorti sulle sue rovine.

Anello_WienIl filo conduttore è quello del confronto culturale e della progressiva fusione tra i barbari e le popolazioni romane: scontro e incontro tra culture in un periodo storico cruciale per la storia europea, nel quale hanno avuto origine la gran parte delle attuali nazioni.

L’ambizioso corpus espositivo si completa con la selezione di sculture e di altri manufatti artistici che illustrano l’evoluzione dell’arredo liturgico nell’Italia nord-occidentale tra il VI e il IX secolo presso l’Abbazia della Novalesa, fondata nel 726 dal nobile franco Abbone.

Il progetto dell’allestimento della mostra, articolato in due sedi distinte e distanti tra loro, quale Palazzo Bricherasio e l’antica Abbazia della Novalesa, è stato ideato dall’architetto Maria Pia Dal Bianco, già progettista del restauro e del recupero funzionale di Palazzo Bricherasio.

manoscrittoL’Abbazia della Novalesa, con oltre mille anni di storia, rappresenta un raro caso in cui, salvo brevi parentesi, si è mantenuta invariata la funzione originaria, ovvero quella di ospitare una comunità di monaci e permette di ripercorrere l’affascinante storia del monachesimo, che si diffuse in tutto l’Occidente latino, grazie a figure carismatiche quali quelle di san Colombano, e soprattutto di san Benedetto che, con le sue regole, permise una precisa organizzazione delle comunità monastiche che così profondamente influenzarono per secoli le vicende storiche e l’organizzazione del territorio.

L’allestimento si propone di coinvolgere emotivamente i visitatori con effetti scenografici particolari e di contestualizzare gli splendidi reperti provenienti dai più importanti musei italiani ed europei, inserendo la multimedialità tra le pagine dei codici e delle miniature dell’altomedioevo. Questo consente la riconoscibilità immediata della collocazione dell’oggetto esposto rispetto ad immagini stilizzate che lo rappresentano nella sua posizione reale, ad esempio gli elementi architettonici ed i mosaici pavimentali rispetto alla chiesa di San Giusto.

Ugualmente efficace la percezione del ritrovamento dei corredi funerari negli scavi archeologici, sintetizzata nelle “isole archeologiche” intorno alle quali sono sistemate le vetrine in cui sono esposti i reperti, ed evidenziati nelle grandi immagini fotografiche a pavimento, scattate al momento del ritrovamento.

Un’ orda barbarica di cavalieri al galoppo accoglie il pubblico sullo scalone d’onore e l’ accompagna alle sale espositive del piano nobile, dove si incontrano i simboli del potere e le figure che lo esercitano: alle antiche famiglie senatoriali romane si affiancano i capi militari, nuova élite di corte ed i vescovi, che consolidarono la loro influenza grazie all’espansione del Cristianesimo. Anche il quotidiano si trasforma, scompaiono le residenze romane, lasciando il posto a lussuosi palazzi, sono esposti resti di mosaici di ville e domus del Ravennate, e le decorazioni del palazzo di un ricco signore visigoto rinvenute a Pla de Nadal in Spagna). Le ricostruzioni multimediali dei successivi edifici più poveri in materiali deperibili sottolineano il clima di insicurezza di quel periodo, che porta alla militarizzazione della società, accompagnata da una crescente attenzione rivolta ai sistemi di difesa. Le città vengono cinte da mura sempre più possenti. Lungo le strade e nei punti strategicamente rilevanti sorgono castelli per iniziativa dello Stato.

La società multietnica dell’età delle invasioni trova un peculiare riflesso nei rituali della morte, accanto alla tradizionale sepoltura romana nelle necropoli antiche o in quelle sorte presso le chiese, soprattutto in rapporto alle presenza di reliquie (sepolture cosiddette ad sanctos), componenti sempre più consistenti della società longobarda adottano nel corso del VII secolo l’uso di costruire cappelle funerarie private.

La maggior parte dei Longobardi continuava peraltro ad inumare in necropoli in campo aperto, con sepolture deposte, in modo regolare, a righe parallele.

La presenza di alloctoni in Italia è segnalata oltre che dai corredi, in casi eccezionali da consuetudini ancestrali quali la deformazione cranica che veniva praticata da alcune popolazioni nomadi.

In questa sezione trovano spazio numerosi corredi tombali longobardi provenienti dalle più importanti necropoli italiane, da Cividale del Friuli, Nocera Umbra, Trezzo ecc. e dal Piemonte: oltre a quella di Borgo d’Ale, quattro corredi da quella di Collegno, recentemente scoperta e scavata dalla Soprintendenza archeologica del Piemonte. Si tratta di oggetti di oreficeria e di alto artigianato, che si ispirano alle produzioni bizantine oltre che alle iconografie tradizionali dei popoli barbarici. Ed è proprio nelle manifestazioni artistiche che si avvertono i sintomi di quel processo di fusione tra i popoli in grado di dar vita, tra VI e VII secolo, alle nuove nazioni europee romano-barbariche.

di Gabriella Grea