Fratelli d’Armi

settembre 30, 2002 in Medley da Redazione

31988(1)Sta per arrivare sui nostri schermi una nuova serie televisiva, diversa da tutte le altre come concept e per i nomi dei realizzatori. Dopo il successo di ‘Salvate il soldato Ryan’ e ‘Schindler List’, Spielberg non si sentiva ancora appagato, riteneva che il suo dovere sociale nell’informare sull’orrore della guerra e sulla tragedia hitleriana non fosse ancora esaurito. Inoltre le innovazioni e le sperimentazioni tecniche di quei film erano un tesoro da non sprecare e da mettere a frutto in un altro progetto, più maturo. Ecco allora giungere in suo soccorso il libro, pubblicato poco tempo prima, di un ricercatore americano che, al termine di anni di studio, aveva ricostruito le vicende dello sbarco in Normandia di una compagnia americana. Questa aveva fatto tutta la campagna europea delle forze americane, passando dalle coste francesi all’entroterra olandese, fino ad attraversare la Germania ed a giungere in Austria.

Gli uomini della Easy Company sono i protagonisti dei dieci episodi della miniserie ‘Band of Brothers’ [titolo originale americano, tradotto in Frére d’Armes, ovvero ‘Fratelli d’Armi’, in Francia, N.d.R.], 10 ore in buona parte adrenaliniche girate in stile ‘Save Private Ryan’: telecamere a spalla, riprese ravvicinate, colori smunti e freddi, tendenti al marroncino in stile vecchia fotografia d’epoca. A partire dal loro duro addestramento in una base americana, i giovani paracadutisti vengono letteralmente sbattuti sul cielo normanno per poi ritrovarsi in pieno territorio nemico. L’inusualità del telefilm risiede anche nel non avere un protagonista unico: per quanto da subito sembri essere il comandante Winters il centro dell’azione, dal terzo episodio i vari componenti la compagnia ricopriranno via via ruolo di protagonisti, comprimari, vittime, carnefici.

È bene dirlo subito: non affezionatevi ad alcuno dei personaggi. Per come è costruito il serial, nessuno di loro è fondamentale e potrebbe sparire in modo cruento da un momento all’altro. Inoltre, alla base del telefilm c’è, pur sempre, la vera storia di questi uomini, alcuni dei quali sono realmente periti in combattimento. Quelli che sono stati risparmiati, anche dal tempo, portano la loro testimonianza all’inizio di ogni episodio, in stralci di interviste che servono a far ulteriormente riflettere sull’orrore della guerra.

Steven Spielberg figura solo come produttore, e non come regista. Al suo fianco, l’amico Tom Hanks, che firma come regista anche il quinto episodio. Da notare la presenza del figlio di Hanks in una piccola parte del terzo episodio, mentre le musiche liriche sono a firma di Micheal Kamen, direttore della Filarmonica di San Francisco (John Williams era troppo impegnato nel musicare Star Wars?).

Dopo averla vista per intero, consigliamo fortemente questo gioiello cinematografico che raramente incappa nella retorica hollywoodiana e che invece mette allo scoperto i nodi della guerra: a cosa serve, chi sono i veri cattivi, quale differenza passa tra me e quello dall’altra parte del fucile, cosa stiamo perdendo? Ma soprattutto, anche grazie alla grandiosità dei mezzi messi in campo, si esibisce la crudezza della vicenda umana, una vicenda enorme e complessa dove non ci sono eroi ma solo comprimari, che cercano di fare al meglio il peggio che l’uomo può esprimere.

di Diego DID Cirio