For the Love of God

novembre 23, 2010 in Medley da Benedetta Gigli

Come giustifica la sua scultura?

Il mio teschio dimostra che non viviamo per sempre

hirstIl 26 novembre sarà esposto per la prima volta a Firenze il famoso teschio di diamanti di Damien Hirst. Quello che colpisce è la scelta della location, infatti l’opera, il cui valore sul mercato dell’arte è stimato essere più di cento milioni di dollari, sarà esposta accanto allo Studiolo di Francesco I all’interno di Palazzo Vecchio.

L’idea è venuta proprio ad Hirst, quando in visita a Firenze insieme al critico e curatore museale Francesco Bonami, pensò di trasformare questa camera delle meraviglie rinascimentale in un’anticamera per la meraviglia delle meraviglie del XXI secolo, cioè il suo teschio composto di 8601 diamanti, più quello grande sulla fronte a forma di pera (stando molto attento a selezionare solo quelli purissimi sia dal punto di vista della pietra che da quello morale, ovvero evitando i diamanti che arrivavano da Paesi in mano a gente democraticamente, diciamo, sottosviluppata, come spiega lo stesso Bonami).

L’allestimento previsto è alquanto suggestivo e spiazzante: il teschio si ergerà sospeso all’interno di un grande cubo nero, che apparirà agli occhi del pubblico subito dopo lo Studiolo di Francesco I, dove il Granduca rifletteva di arte, scienza, alchimia. Così si creerà un vero e proprio incontro/scontro tra passato e presente, Storia e contemporaneità.

Ovviamente da questa scelta si sono dipanate le più innumerevoli critiche: una tra tutte quella del critico d’arte Achille Bonito Oliva che parla di un progetto diseducativo, in cui si prende un oggettino e lo si colloca in bella vista, quindi nulla che abbia a che fare con l’arte e il suo significato. Quello che è certo è che l’opera farà discutere ancora a lungo, ma attirerà anche molti turisti, incuriositi da un accostamento così originale.

E, for the love of god, speriamo sia interessante.

di Benedetta Gigli