Filippina De Sales marchesa di Cavour

marzo 19, 2002 in Libri da Sandra Origliasso

29941(2)Scrivere il diario è un esperienza di scrittura molto personale, un momento di riflessione su se stessi. Rivolgersi in prima persona ad un destinatario immaginario, vuol dire anche interrogarsi sul proprio tempo e sulla società che ci circonda. Chi in più di un occasione nella sua vita, non ha avuto la necessità di registrare su carta un giorno o più giorni della propria esistenza?

Scrivere le parole sulla carta è come inciderle nella propria memoria e in quella collettiva, permettendo a quelli che verranno dopo di noi di condividere i propri pensieri. Nella forma diaristica, in bilico fra autobiografia e storia, si aprono orizzonti storici inesplorati. Nella vita di una persona forti sono gli influssi che derivano dagli eventi pubblici non sempre poetici, ma anzi intrisi da guerre e lotte sanguinarie. Inoltre se sono gli occhi di un personaggio che prima di tutto è una donna, e solo dopo una nobile, a guardare attraverso il tempo si può essere sicuri di non star assistendo ad un opera di propaganda.

“Il diario intimo di Filippina De Sales marchesa di Cavour” (Angolo Manzoni Editore) è innanzitutto un romanzo che vuole rivalutare la Torino dei palazzi barocchi e dei Savoia in un periodo travagliato per la storia del Piemonte: la rivoluzione francese e il periodo seguente. Il libro non si limita ad una narrazione superficiale ma si addentra nella visone del personaggio al punto tale da identificarsi totalmente con esso. Tuttavia non potrebbe essere altrimenti perché la marchesa di Cavour assiste e si scontra con eventi rilevanti come il periodo Napoleonico e la Restaurazione. Inoltre, non manca un ampio riferimento a Camillo Benso di Cavour, di cui Filippina era nonna.

Sul piano strettamente formale il ritmo narrativo, dopo il buon esordio dell’inizio, non và al di là di un narrare corretto senza impennate significative. Probabilmente questo appiattimento deriva dalla necessità di registrare rigorosamente i fatti, anche se il linguaggio usato appare appropriato. Infatti vengono usati vocaboli desueti alternati ad espressioni francesi e piemontesi, perfettamente in linea con il periodo trattato. Tuttavia questo, a volte eccessivo, tecnicismo impedisce al lettore non amante del genere di fruire liberamente dell’opera, trovandola a tratti noiosa.

di Sandra Origliasso