Figli di Marte

settembre 12, 2001 in Racconti da Redazione

Noi, figli della luna, siamo cresciuti in un mondo diviso nettamente tra est ed ovest, e non intendo tra buoni e cattivi, bensì semplicemente spartito in maniera ben definita ed affilata e distante, assai più delle sette ore di fuso geografico reale, tra le cupole antiche e colorate che troneggiano sulla piazza che fu di zar e rivoluzionari e la cupola candida di una fredda capitale di una nazione concitata e frenetica. La nostra generazione non può non ricordare il volto che incuteva rispetto misto a terrore dell’eterno Breznev, ovvero il sorriso carismatico di un attore salito ai vertici del mondo. E parteggiare era bello, da qualsiasi parte si fosse, perché le certezze, ingenue forse, non mancavano…

I figli dello Shuttle sono cresciuti invece senza dubbi sul modello di libertà corrente (e vincente?), per presenza del nulla fuori degli inni di una comunità immacolata nei secoli da guerre sul territorio, coinvolta in tori ed orsi, ma comunque calamitata dai foglietti verdi, Paperone like.

A modello sicuro e babbo morto, ora chi soccorrerà i figli di Marte? Svanisce la libertà, non esistendo, messa in pericolo dal rischio di morire senza avviso. Svanisce il nemico, invisibile come i batteri e l’informatica, spauracchi poco reali di chi cercava certezze a buon mercato.

Tutti ci troviamo nella desolazione più totale per motivi infiniti. Che fare, chi incolpare, come procedere? La realtà supera, comunque, le fantasie più perverse. Ed allora non possiamo non immaginare di essere in un posto qualsiasi che diventa l’inferno come la grande mela, mentre siamo al lavoro nel nostro ufficio in centro, o mentre stiamo uscendo dalla metropolitana, o mentre è l’ora dello shopping affrettato dell’imbrunire. Riesumare i racconti di nonne anziane sulla guerra ed adattarli all’imprevedibilità degli attacchi senza motivi e logica e tempo determinato.

Nel dramma della barbarie più atroce, qualcuno gioirà, ma come rallegrarsi per il dolore, per l’annientamento della propria specie? Esattamente come decidere di sacrificare la propria vita per la violenza sopra ogni principio, non folle e sporadica, bensì organizzata e scientificamente progettata. Servirà ricostruire torri più alte per commerci e turisti, sarà sufficiente annientare un gruppo di terroristi da trovare, accusare e processare o il destino della perversione continuerà?

di Giulio