Fallimenti immobiliari

maggio 12, 2002 in Attualità da Marinella Fugazza

30738(1)E’ stato raggiunto, dalla 1 e 2 Commissione Consiliare della Città di Torino, l’obiettivo di far sospendere lo sciopero della fame, che stanno attuando a Torino alcuni membri dell’Associazione CONAFI Piemonte, tutte persone vittime di fallimenti immobiliari. Le due Commissioni, presiedute da Gioacchino Cuntrò e Domenico Mangone, dopo aver ascoltato i rappresentanti CO.NA.FI. (Coordinamento Nazionale Comitati Vittime Fallimenti Immobiliari) e discusso l’ordine del giorno che riguardava le modifiche alla Legge N.267/42, hanno espresso piena solidarietà agli scioperanti rilevando con soddisfazione come le parti politiche presenti si siano impegnate a presentare per oggi, 13 maggio 2002, in Consiglio comunale, un Ordine del Giorno, su proposta dei consiglieri Giovanni Nigro, Gioacchino Cuntrò e Beppe Borgogno, che impegna il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, di farsi promotore presso l’A.N.C.I. di possibili iniziative da attivare sul problema dei fallimenti immobiliari, verificando la possibilità di estendere anche alle vittime dei fallimenti immobiliari le incentivazioni e i vantaggi riservati dal Comune per l’acquisto della prima casa o di studiare forme alternative di intervento.

Inoltre le due Commissioni, riconosciuto che il Comune di Torino è a forte tensione abitativa, chiede al Governo dei varare un Decreto legge che consenta di bloccare la messa all’asta degli immobili interessati da fallimenti immobiliari, già pagati in tutto o in parte dai promissari – acquirenti, per gli effetti devastanti che produrrebbe sulle famiglie coinvolte, penalizzate da una vecchia Legge, che ha già fatto migliaia di vittime sul piano sociale ed economico.

In occasione dello sciopero della fame ad oltranza, intrapreso a partire dal 2 maggio 2001, il Sindaco Chiamparino, la Presidente della Provincia Mercedes Bresso e il Presidente della Regione Ghigo hanno sottoscritto un appello indirizzato al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Con il documento Ghigo, Bresso e Chiamparino sottopongono all’attenzione di Ciampi e Berlusconi il fenomeno drammaticamente attuale delle conseguenze sociali ed economiche dei fallimenti immobiliari, i quali coinvolgono 200.000 famiglie in tutta Italia.

Ecco il testo dell’appello: “Gli obiettivi della suddetta iniziativa – tesa a richiamare l’attenzione della pubblica opinione sul suindicato fenomeno – risultano essere:

a) l’approvazione in tempi quanto più possibili brevi di una normativa di tutela degli acquirenti di case in costruzione, similmente a quanto già previsto nell’ambito di altre discipline europee. Giacciono attualmente in Parlamento, in attesa di discussione, 9 disegni di legge;

b) l’emanazione di misure straordinarie di sospensione del corso delle procedure esecutive immobiliari inerenti a tali fattispecie;

c) l’attivazione di meccanismi di solidarietà sociale a favore delle famiglie coinvolte in tali vicende. Il giorno 8 maggio 2002 il Sindaco della Città di Torino, Sergio Chiamparino, la Presidente della Provincia di Torino, Mercedes Bresso, ed il Vice Presidente della Regione Piemonte, William Casoni, hanno partecipato ufficialmente alla suddetta manifestazione, unitamente ad altre Autorità Parlamentari, nonché di Province e Comuni interessati da vicende analoghe, al fine di esprimere la propria solidarietà e la propria fattiva collaborazione all’iniziativa proposta. Nell’ambito di detto incontro si è ribadita la necessità di proporre il suddetto appello alle Loro Eccellenze affinché le medesime vogliano sensibilizzare le autorità competenti a quanto necessario per:

1. monitorare il fenomeno sul territorio nazionale;

2. disporre l’attivazione di fideussioni ad opera delle imprese costruttrici a tutela dei promissari acquirenti;

3. procedere a misure straordinarie di sospensione delle procedure esecutive immobiliari in atto, ove relative ad immobili costruiti da imprese poi fallite ed espropriati a seguito di esperimento dell’azione revocatoria;

4. ricercare altre eventuali soluzioni alla suindicata problematica, ivi ricompresa l’istituzione di fondi di solidarietà, e soprattutto

5. promuovere quanto prima possibile l’adozione di un’equa normativa di riforma alla Legge Fallimentare, risalente al 1942, in accoglimento di una o più delle soluzioni proposte, quali ad esempio la promozione del credito dei promissari acquirenti da chirografario a privilegiato e la rivisitazione dell’istituto della revocatoria fallimentare. Risulta invero necessario ribadire ulteriormente la gravità delle conseguenze sociali ed economiche derivanti dall’applicazione di una disciplina non più adeguata alle dimensioni ed alle caratteristiche del fenomeno denunciato.”

di Marinella Fugazza