Eva Henger per Traspi.net

maggio 26, 2002 in Medley da Redazione

30922Tutto intessuto di curve e atteggiamenti provocanti, il suo corpo ha misure e caratteristiche fisiche che la rendono unica. La sua bellezza sensuale, fuori dal comune, però non è tutto, perché lei è soprattutto un raro esempio di perfetta unione tra eleganza ed intelligenza, dolcezza ed erotismo, fascino e turbamento. E’ una delle più belle donne oggi in circolazione: è Eva Henger.

Ungherese di Gyor, 27 anni, la signora Schicchi, in Italia ormai da otto anni, sta rapidamente entrando nel “cuore” degli italiani, non più solo come pornostar in corsa per spodestare il trono della mitica Moana Pozzi, ma come apprezzata showgirl televisiva. Da Furore a Stracult, a Convenscion: una fortunata serie di apparizioni la stanno accreditando come probabile protagonista della televisione dei prossimi anni.

L’abbiamo incontrata a Torino, nella serata inaugurale del Lili Marlene, il nuovo locale ‘Live show night’ di via Belfiore 8, ed intervistata in esclusiva.

Come hai iniziato la carriera di pornostar e quando sei diventata famosa?

Quando frequentavo il liceo classico, in Ungheria, ho iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo come fotomodella per sfilate e spot pubblicitari. Il destino, si sa, è sovente bizzarro: mio padre, insegnante di musica, mi voleva medico; la mamma, ballerina di danza classica, mi immaginava musicista. Ed invece, dopo l’elezione a Miss Ungheria, sono stata ingaggiata da un’agenzia italo-ungherese, ho cominciato a girare il mondo e a posare nuda. Otto anni fa sono arrivata in Italia dove ho conosciuto il mio attuale marito, Riccardo Schicchi.

Che cosa deve avere una ragazza per seguire le tue orme?

Per emergere nella mia professione occorre una forte personalità, bisogna sapersi presentare e farsi rispettare, non permettendo a nessuno di andare oltre il consentito. Soprattutto occorre essere convinte, senza l’ansia di dover fronteggiare i commenti della gente.

In che rapporto sei con le tue colleghe?

Ottimo, nel nostro mondo l’invidia quasi non esiste. Con la Stefanenko, poi, ho un vero rapporto d’amicizia e collaborazione.

30921Essere sempre al centro dell’attenzione non ti annoia?

Assolutamente no, almeno sul palco: l’emozione dell’esibizione per me è affascinante ed inspiegabile, sempre differente. Inoltre potrei smettere di espormi in show piccanti, ma, finché il fisico me lo permette, l’ebbrezza di poter proporre qualcosa di nuovo, movenze eleganti e raffinate, mai volgari, mi dà lo stimolo per non deludere i miei fan. Anche fuori, nella vita quotidiana, essere in primo piano è piacevole. Mi riconoscono ovunque vada e cerco sempre di essere gentile e disponibile con tutti, anche se, ultimamente, sono un po’ cambiata. Concedo meno confidenza agli estranei, poiché con l’esperienza ho capito che tanti non erano interessati alla mia persona, bensì agli aspetti economici che ne potevano trarre.

Eva in privato…

Nonostante il mio tempo libero sia sempre meno, amo molto passeggiare con la mia famiglia e i miei due barboncini, uno bianco ed uno nero. Adoro poi coccolare il mio gatto e chiacchierare col mio pappagallo. Prima di addormentarmi leggo; tra i miei preferiti Camus e Follett.

Hai girato il mondo, che cosa ti ha colpito di più?

Il bigottismo degli U.S.A.!

Che cosa pensi dell’Italia, la tua seconda patria?

E’ un paese meraviglioso, ricco di bellezze naturali e di città stupende. A Roma mi trovo molto bene, ma considero Venezia unica per il fascino romantico, eppur malinconico, che emana. Inoltre sono ghiottissima della cucina piemontese che somiglia a quella, raffinata, francese.

Per quale squadra tifi?

Vivendo nella capitale è impossibile non seguire il calcio: tifo per la Roma, ma sono anche simpatizzante del Toro, perché la squadra granata ha avuto nella sua storia un grande allenatore, Imre Senkey, ungherese come me.

30920Non è la prima volta che ti esibisci a Torino…

Del pubblico torinese ho ormai un’idea ben definita: è caloroso, ma educato, come in genere tutta l’Italia. Gli unici problemi li ho avuti ad Ancona qualche anno fa: al termine del mio show alcuni fan troppo eccitati assalirono il camerino, travolsero tutto per potermi incontrare e vissi momenti di paura. Ogni volta che vengo a Torino, inoltre, rimango affascinata dalle bellezze barocche e dal museo Egizio.

Sei rimasta legata all’Ungheria? Come giudichi le sue recenti trasformazioni?

Ho sempre nel cuore la terra della mia infanzia. Allora c’erano pane e lavoro per tutti; la sicurezza era garantita, nessuno si sentiva minacciato. La sanità pubblica, gratuita, era buona; i bambini venivano trattati molto bene e, nelle scuole, cultura di alto livello e sport viaggiavano a braccetto. Inoltre in Ungheria non ci sono mai stati i fanatismi dell’ex Urss. Adesso il capitalismo esasperato ha rovinato troppi equilibri e ci sono enormi divari sociali, con poca gente molto ricca e tantissima estremamente povera.

Credi in qualcosa? Sei religiosa?

Credo nel rispetto della gente verso le altre persone, nell’amore e nella sincerità. Recentemente mi affascina entrare in chiesa per meditare, per isolarmi dal mondo esterno. Non apprezzo le persone che interpretano la fede e la preghiera come continua richiesta di favori.

Tra televisione, live-show, rubriche letterarie non ti senti troppo impegnata?

No; solo, a volte, fisicamente provata, ma mai psicologicamente demotivata. La carriera tv mi appassiona tanto quanto il cinema: vorrei continuare su entrambe le strade, come la Ferilli.

Che cosa cerchi nella vita?

Sono felice, realizzata ed in pace con me stessa sia sul lavoro che nella vita privata. Non avrei pensato, qualche anno fa, di arrivare a realizzare così tanti desideri.

Che cosa sogni ancora?

In senso effettivo, tra i mille impegni pubblici, dormo talmente poche ore che non ho tempo di sognare; ogni tanto comunque ritorna un incubo dell’infanzia: io e la mia famiglia che dobbiamo fuggire all’improvviso. In senso figurato, veramente nulla [e sentire la voce calda di una persona felice è un’ebbrezza inconsueta, ma ammaliante, n.d.a.].

[foto a cura di Mario Solavaggione]

di Claris & Roberto Grossi