“Essendo Stato” al Gobetti

aprile 14, 2005 in Spettacoli da Stefania Martini

Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla, perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non piace per poterlo cambiare.(Paolo Borsellino)

via dDa martedì 12 aprile, per la stagione del Teatro Stabile di Torino, va in scena al teatro Gobetti lo spettacolo Paolo Borsellino – Essendo Stato, scritto e diretto da Ruggero Cappuccio, con Massimo De Francovich, Francesca Caratozzolo, Moira Grassi, Paola Greco, Silvia Santagata, Ada Totaro; una produzione dell’ Associazione Culturale Teatro Segreto – Benevento Città Spettacolo.

L’azione prende l’avvio il diciannove luglio 1992. Alle ore sedici e cinquantotto in via D’Amelio, a Palermo, un attentato pone fine alle vite del giudice Borsellino e degli uomini della sua scorta: Vincenzo Li Muli, Walter Cusina, Agostino Catalano, Claudio Traina, Emanuela Loi.

Nell’ultimo decimo di secondo tra l’esplosione e la morte, Paolo Borsellino ricompone memorie e sogni della sua vita. Parla, racconta.

Dubita di essere ancora vivo. Dubita di essere già morto.

La messinscena deflagra in dodici movimenti, quanti sono quelli di uno Stabat Mater, addensando frasi, sussurri, visioni.

Ruggero Cappuccio allinea accanto a Borsellino le figure di cinque donne: la madre, la moglie, la sorella e le figlie, moderne Antigoni, memorie di un’infanzia perduta intesa come età della perfezione, della bellezza.

Il femminile distilla un’idea calda e solare della terra, in una parola della Sicilia stessa.

Il lavoro si sviluppa in un concentrato di suoni e immagini tese ad esaltare il contrasto tra la spudorata bellezza dell’isola e i suoi umori notturni. L’ironia si rivela come una qualità in grado di percorrere il dramma per svelarlo con più forza e più direzionalità in tutta la sua crudezza.

I cinquantasette giorni vissuti da Paolo Borsellino dopo la morte di Giovanni Falcone, fanno del giudice sopravvissuto un uomo solo, accerchiato da elementi deviati dello Stato e della politica, da Cosa Nostra e dall’indifferenza collettiva.

Senza Falcone, senza l’uomo che Borsellino stesso definiva “il suo scudo”, il magistrato elabora la certezza matematica della propria fine.

A più riprese disegna come imminente la propria morte a colleghi ed amici con allusiva eleganza. Ha visto morire molte persone, uomini di valore morale ed intellettuale e sa benissimo di non essere esente da una fine simile.

Malgrado ciò, rimane.

Rimane in Sicilia, rimane a Palermo, nella procura dei veleni per continuare la lotta alla mafia.

Rimane fedele a un’idea, a Falcone, a sé stesso.

Con la sua spiazzante lealtà, Borsellino incarna l’eroe che si sacrifica per un’idea: la giustizia.

Paolo Borsellino – Essendo Stato

Dal 12 al 17 aprile 2005, ore 20.45.

Teatro Gobetti, Via Rossini 8 – Torino.

Per Informazioni e biglietteria

Biglietterie TST:

Via Roma 49, Tel. 011 – 5176246.

Via Rossini 8, tel. 011 – 8159132.

www.teatrostabiletorino.it

di Stefania Martini