E’ giunto Superman al cinema

settembre 11, 2006 in Cinema da Barbara Novarese

Superman Returns (2006)

Un film di Bryan Singer.

Con Brandon Routh, Kate Bosworth, James Marsden, Frank Langella, Eva Marie Saint, Parker Posey, Sam Huntington, Kal Penn, Kevin Spacey, Marlon Brando.

Genere: Avventura

Durata: 154 minuti.

Produzione: USA, Australia 2006.

Superman ReturnsL’uomo d’acciaio è tornato dopo cinque anni di assenza dal pianeta terra.

Con la presunzione di un dio pagano, si aspetta di ritrovare il mondo esattamente come l’aveva lasciato ma, purtroppo per lui, qualcosa è cambiato. La gloria è un bene effimero per chiunque, qui nel mondo dei mortali…anche per i supereroi costretti ad affrontare la realtà di cui l’uomo è “servo e padrone” nello stesso tempo. Aiutare il genere umano, non è certo una missione facile, soprattutto se entra in gioco il leggendario sentimento dell’amore.

Brandon Routh, il nuovo volto di Superman, deve rappresentare un eroe intrappolato dalle lusinghe dell’eros, da cui non può difendersi al pari della Kryptonite che lo rende vulnerabile e mortale.

Lois Lane lo ama ancora? La bella e affascinante giornalista come può averlo dimenticato? In fondo, il giovane alieno è partito senza salutarla solo per seguire le sue radici e cercare qualche concittadino sopravvissuto all’esplosione del suo pianeta. Deluso dall’esito negativo della ricerca, decide di far ritorno all’ovile.

Che dire, invece, di Lex Luthor?

Possiede tante parrucche e vuole conquistare il mondo.

Una storia deludente? Nient’affatto. Stiamo parlando di Superman non di un film d’Essay. Gli effetti speciali non mancano, tutto il resto è un’appendice…assolutamente trascurabile.

Esiste un debole tentativo di ridisegnare il profilo di Superman, un accenno mal riuscito (e forse di cattivo gusto) verso un misticismo da mercato delle pulci. “Non abbiamo bisogno di un salvatore” dice Lois… mentre la voce del padre echeggia nell’universo: “… ecco perché ho mandato il mio unico figlio sulla Terra…”.

Beh, meglio passarci sopra e fingere di non aver capito.

di Barbara Novarese