Dove va l’America?

febbraio 9, 2008 in Attualità da Stefano Mola

Maurizio MolinariDobbiamo parlare d’America? In generale, dobbiamo parlare del mondo. Penso che nei nostri giornali et telegiornali la parte dedicata davvero alla sezione esteri sia insufficiente. Basta una volta ogni tanto avere l’opportunità di guardare sul satellite BBC World, oppure France 24. Ci si rende immediatamente conto (e con vergognosa sorpresa) che c’è anche altro oltre al tricchetracche del giorno per giorno, del iodounacosaatecosìtudaiunacosaame.

Dobbiamo parlare e cercare di capire il mondo, soprattutto tenendo conto che se si intristisce al mattino presto una Borsa Asiatica poi tutte le altre borse solidarizzano, manco fossero sorelle. Sono parole trite, e fors’anche facilmente qualunquiste. Salverei la necessità di attrezzarsi (con domande, tanto per cominciare) perché questa dimensione globale esiste per davvero. Non è solo una facile parola da usare nelle pause caffè.

Ora una delle cose indubitabilmente globali che stanno succedendo in questo mondo che si restringe più che un golfino quando si sbaglia il candeggio è l’America. Dove come tutti sappiamo si svolge una corsa alla nominescion presidenziale tra le più intese delle ultime. E anche qui occorre cambiare la messa a fuoco, far scendere nella profondità il coltello dell’analisi. Ovvero, andare oltre il primo piano sulle lacrime di Hillary, che è uno dei piatti forti serviti nei fast food dell’informazione.

Condiviso l’obbiettivo, necessita poi di cogliere le occasioni. Una di queste ce l’abbiamo a portata di mano qui a Torino. Si pone la domanda importante: Dove va l’America? Si prova a rispondere Lunedì 11 Febbraio, alle ore 18:00, presso la Sala dei Mappamondi, all’Accademia delle Scienze (Via Accademia delle Scienze, 6 – Torino). Il tutto offerto dal Premio Grinzane Cavour, che invita il giornalista de La Stampa Maurizio Molinari, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, per l’appunto intitolato Cowboy democratici. Chi sono e in che cosa credono i liberal che vogliono conquistare la Casa Bianca e cambiare il mondo (Einaudi, 2008). Insieme all’autore interverranno Boris Biancheri (Presidente dell’Ansa ed ex ambasciatore a Washington), Claudio Gorlier (docente universitario) e Gian Giacomo Migone (docente universitario e studioso di storia del Nord America). Corrispondente dagli Stati Uniti per La Stampa dal 2001, Maurizio Molinari è un profondo conoscitore dei meccanismi della politica americana. Per il libro Gli ebrei di New York (Laterza, 2007), ha ottenuto il Premio Grinzane – Cesare Pavese nel 2007.

Con Cowboy democratici propone al lettore un agile manuale per seguire le elezioni primarie che porteranno alla scelta del candidato del partito democratico alla Casa Bianca. Delinea le due coalizioni che all’interno del partito si battono per l’affermazione progressista. Da una parte si schierano la sinistra-sinistra (Nancy Pelosi, Howard Dean, Ted Kennedy), i radicali (Michael Moore, Noam Chomsky, la peace mom Cindy Sheehan, il rapper Kanye West), i neogreen (Al Gore, Tom Vilsack, John Podesta) e i neopopulisti (John Edwards, George Soros). Dall’altra si collocano coloro che Molinari definisce “cowboy democratici” (Hillary e il mondo clintoniano, Barack Obama, il governatore del Montana Brian Schweitzer e i libertari del west, Joe Lieberman, Alan Dershowitz, Michael Walzer, gli intellettuali antitotalitari e i veterani dell’Iraq). I primi puntano sul viscerale odio verso Bush, i secondi tentano di raccogliere consensi e voti anche su terreni di tradizionale predominio dei conservatori, come la sicurezza nazionale, il rigore fiscale, il rispetto della fede, il diritto alla vita e al porto d’armi. Sarà uno di questi ultimi – scrive Molinari – a guidare l’arcipelago liberal contro l’avversario repubblicano alle elezioni presidenziali di novembre.

Insomma, interveniamo numerosi, e non lasciamo a casa a dormire i nostri dubbi e le nostre domande.

di Stefano Mola