Dentro l’Olimpiade

maggio 20, 2004 in il Traspiratore da Redazione

Non è facile raccontare che cosa significhi lavorare per il Comitato Organizzatore dei XX Giochi Olimpici Invernali ‘Torino 2006’. Ci provo tenendo conto delle limitatezze del mio sguardo e raggio d’azione e del fatto che, nei tre anni del mio personale impegno, tantissime cose sono mutate e radicalmente trasformate.

Faccio il mio ingresso al TOROC nel marzo 2001, gli uffici del Lingotto sono popolati da una trentina di persone, gli “eroi” della candidatura, guidati da Evelina Christillin, e una manciata di nuovi acquisti, collocati su vari livelli di qualifica: dai primi direttori ad impiegati e pianificatori. Io entro come giornalista per occuparmi specificamente delle sorti del sito Internet ufficiale del Comitato, lavoro che svolgo ancora oggi. Il clima è sereno e gioioso, non siamo ancora negli anni cruciali, ma si capisce sia che qualcosa di grande sta per accadere, sia soprattutto la complessità dell’evento cui siamo stati chiamati a dare, ognuno per la sua parte, un contributo decisivo.

Negli anni la struttura si consolida: inizia la sua attività di presidente a tempo pieno l’ex sindaco Valentino Castellani e dai 100 dipendenti a fine 2002 si passa, in tempi record, alla attuale cifra (aprile 2004) di 650. Il tempo vola: dopo la bella parentesi di Salt Lake City, Giochi Invernali del 2002, gli ultimi prima di Torino, la struttura si trasforma in una vera azienda, un ente privato, con 22 direzioni, decine di commissioni, dipartimenti, funzioni e sottofunzioni, assumendo caratteristiche quasi industriali.

A novembre 2003 la parte più consistente del TOROC si trasferisce nella nuova sede di corso Novara, che diventerà, a completamento della ristrutturazione dell’ala di via Bologna, il quartier generale del Comitato fino ai Giochi del febbraio 2006 e alle Paralimpiadi del marzo dello stesso anno. Al Lingotto resta una nuova e importante struttura costituitasi nell’ultimo anno, il TOBO, l’interfaccia tra il Comitato e i veri padroni mediatici dei Giochi, il colosso televisivo americano NBC.

Oggi il lavoro al TOROC è una corsa contro il tempo: ogni direzione (Ambiente, Impianti, Comunicazione, Accoglienza, Relazione con i media, Trasporti, Sicurezza, solo per accennare ad alcuni settori) ha compiti specifici e fondamentali. Soprattutto due sono le funzioni strategiche: quella Tecnologica che sovrintenderà una rete di infrastrutture impressionanti (migliaia di PC, telefonini, reti costituite ad hoc per l’evento, financo una TV Olimpica a circuito chiuso) e le Operations, un gruppo sempre più consistente e articolato che dovrà occuparsi del coordinamento temporale, durante i Giochi, tra tutti gli impianti sportivi di gara, le strutture di accoglienza e quelle di informazione.

Non riesco a prefigurarmi cosa potrà accadere esattamente tra due anni: le Olimpiadi sono ormai diventate, anche nella loro versione Invernale, un megaevento in cui lo sport è parte fondamentale ma non esclusiva. Ci sono e saranno attività collaterali imponenti in ambito culturale, artistico e di promozione del territorio, per certi aspetti forse più determinanti di un risultato di curling o della discesa di uno skeletonista, per citare sport meno noti al grande pubblico.

Torniamo al mio lavoro sul sito di Torino 2006: con i colleghi della direzione Tecnologia e la redazione editoriale ho contribuito a rilasciare quattro versioni del sito, partito in sordina nel settembre 2000 e oggi discreto oggetto di circa 500 pagine, supportato da un CMS (Content Management System, n.d.r.) in grado di generare dinamicamente migliaia di informazioni e immagazzinare negli archivi dei database i dati relativi sia alla ricerca di personale e dei volontari, sia, in prospettiva, ai biglietti e ad altre interessanti proposte del TOROC.

Due sono infine i punti sui quali mi voglio soffermare. Il primo è relativo al fatto che noi dipendenti TOROC non ci sentiamo degli eletti, ma cerchiamo di aprirci il più possibile al territorio. L’iniziativa Noi2006, il programma di reclutamento dei Volontari di Torino 2006, è un aspetto fondamentale del progetto, al pari della costruzione degli impianti: senza di voi, di noi torinesi, abitanti delle Valli Susa, Chisone, Germanasca, senza gli italiani, non si costruiscono i Giochi Olimpici. La componente dei volontari è indispensabile e unica: con ogni mezzo e strumento è importante ricordarlo a chi legge, ascolta, si informa sulle Olimpiadi di Torino.

Il secondo aspetto, purtroppo attualmente un po’ trascurato dal TOROC, è l’eredità olimpica; ovvero la necessità e l’importanza strategica di lasciare al territorio di Torino e Provincia un lascito materiale e immateriale di beni, conoscenze e progetti che dovrà servire allo sviluppo dell’intera Regione Piemonte. In questa direzione, sia la valorizzazione degli sport di neve e ghiaccio, soprattutto di quelli meno noti e praticati grazie al loro inserimento nell’attività formativa, educativa e scolastica delle nuove generazioni, sia il rinnovato rapporto tra Torino, città delle Alpi, e le sue montagne sono le due sfide che al momento permettono, anche a noi. attori principali della costruzione dell’Olimpiade bianca, di pensare oltre la primavera 2006.

Il Traspiratore – Numero 49

di L. Rolandi