Death in Vegas: Scorpio Rising

gennaio 22, 2003 in Musica da Gino Steiner Strippoli

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Una copertina che è tutto un programma visto che è stato raffigurato uno scorpione che scappa da in pentagramma prismatico multicolor ed entra in un nuovo mondo! E’ lo stesso leaders dei Death in Vegas a spiegare il significato di questa immagine, che è anche il simbolo del loro terzo album “Scorpio Rising” (BMG): “ Questo scorpione è un po’ il significato del bene che vince sul male, come se la voce del bene finalmente si sia liberata del suo passato malefico e questo coincide anche con il suono di quest’album, un disco più luminoso rispetto al precedente”.

In effetti le sinistre e cupe arie musicali che si vivevano a suon di trip hop e psichedelia acuta di “The Contino Sessions” sono state abbandonate anche se si trattava di un eccellente lavoro. Ma sia Tim Holmes che Richard Fearless hanno voluto dare una svolta alla loro musicalità dove le sonorità sono più dolci quasi una sorta di psichedelia volta all’amore, tant’è che le voci femminili nelle loro canzoni sono primattrici ovvero Hope Sandoval dei Mazzy Star e Susan Dillane dei Woodbine. Be’, poi c’è anche la sorpresa di un eterna voce pop come quella di Paul Weller racchiusa in “ So You Say You Lost Baby” e, guarda un po’ chi c’è, Liam Gallagher nell’omonima “Scorpio Rising”.

33289(1)In quest’album le atmosfere sono aperte, ariose, un rock che ha poco di elettronici ricordi del passato. Oggi i Death in Vegas hanno dimostrato una maturità sorprendente con questo lavoro che li valorizza ancor più come band live, infatti il suono è fresco e naturale come in un concerto! E poi queste atmosfere molto indiane sono in assoluto la bellezza interiore di questi due artisti che poi sono riusciti a mettere su disco, ma è lo stesso Fearless a spiegarcene i motivi: “ Forse perché sono cresciuto in Africa, ho perso un po’ l’approccio con quella parte caotica della vita, ma come artista l’India è un posto ricco di spunti interessanti: ti capita di attraversare foreste e ritrovarti in qualche piccolo villaggio dove ci sono altoparlanti nelle cortecce degli alberi che sparano musica a tutto volume. Le frequenze che ne derivano, sono cosi’ diverse da quelle che sentiamo abitualmente nelle nostre case cioè senza bassi e con gli alti al massimo. Questo ad esempio ci è tornato in mente mentre mixavamo l’album”.

Molto i riferimenti che questo disco ha avuto da grandi artisti: da Gene Clark a Roky Erickson, da Alice Coltrane ai Sonic Youth. Sentire ad esempio il pezzo in cui si erge nella sua bellezza\la voce di Weller nella cover di Gene Clark ex Birds.

L’album appena uscito è già entrato nei gusti della gente che ama il rock intanto si apprestano ad andare in giro per il mondo: “Si in giro per il globo – dichiara Richard Fearless – vorremmo suonare alla Royal Albert Hall con Paul Weller e Iggy e poi un tour nei templi di Bombay, Chennai, Delhi e Bangalore”. Non bisogna dimenticare che i Death in Vegas hanno avuto profonda collaborazione nelle sonorità dal violinista indiano, Dr L Subramanian, che fu al fianco di George Harrison e Ravi Shanker negli anno ’70. In precedenza lo stesso aveva collaborato solo con Harbie Hancock. Adesso i Death: Mica male!

di Gino Steiner Strippoli