Da Taizé a Barcellona

gennaio 20, 2002 in Viaggi e Turismo da Redazione

25301Ed un altro anno è cominciato. Ognuno come sempre lo ha festeggiato a suo modo. Chi in discoteca, chi in compagnia di amici in una casetta in montagna o al mare, chi in famiglia con pantagruelici pranzi. Noi si è scelto di passarlo in un modo un po’ alternativo. Se si può ritenere alternativa una kermesse a cui prendono parte 80.000 persone.

Conoscete Taizè? Qualcuno starà annuendo, qualcun altro starà aspettando di saperne di più. E’ una comunità di monaci in Francia (e qui perdo metà dei lettori) che ospita, durante tutto l’anno, giovani da tutto il mondo per dar loro la possibilità di incontrarsi e confrontarsi al di là delle differenze tra loro e con i loro differenti credi religiosi. Il tutto per una settimana intensa e poco costosa (e qui guadagno qualche lettore). Tutto l’anno, tranne una settimana, quella che va dal 26 dicembre all’1 gennaio. In questa settimana, la comunità organizza un incontro in una città europea per festeggiare in buon modo il nuovo anno. Tre anni fa è stato a Milano, per cui i nostri mezzi di informazione ne hanno un po’ parlato. Poi è toccato a Varsavia, il primo da me vissuto e goduto; e poi è toccato a Barcellona. Ora immaginate: andata, ritorno, vitto, alloggio, festa l’ultimo dell’anno, trasporti pubblici ed attività organizzate per tutti i giorni, tutto a 385.000 lire!?!

25302(1)L’arrivo è sempre un po’ traumatico. Intontiti da una notte di viaggio in pullman, si arriva su spianate straboccanti autobus, dai quali si scende in direzione delle accoglienze nazionali ospitate in strutture della città (leggasi scuole ed istituti vari). Inizia l’attesa per sapere in quale parrocchia si verrà alloggiati, avere i buoni pasto e l’abbonamento ai mezzi pubblici, nonché iniziare a ricevere le prime piantine per non perdersi nella città. Poi via di corsa alle proprie destinazioni (il nostro gruppo, di quindici persone, ha preso quattro strade diverse). La nostra parrocchia: Cornella, fuori città; vai di metropolitana. A Cornella, nuova calca di giovani, questa volta di nazionalità miste: polacchi, sempre ed ovunque, sloveni, italiani, rumeni e gli ospiti spagnoli.

Alla sera del primo giorno ci ritroviamo alloggiati nella nostra famiglia, con il sacco a pelo sistemato su un materassino, dopo il primo pranzo da incontro internazionale (sorvoliamo sulle stranezze ingurgitate), la prima preghiera collettiva (uòa!), a chiacchierare con genitori e figli, raccontando della propria vita e della propria città. Tiro fuori cartine, depliant pubblicitari presi a Vetrina per Torino, foto della sabauda. “A proposito… .” dice la madre spagnola e sparisce in cucina. Ne torna recando un piatto fondo; dentro campeggia un’immagine della Mole con una ricetta per un piatto di tortellini. Mi sono sentito come il Denny de Vito del Gioiello del Nilo che deve suo malgrado constatare che “Sembra di aver sputato contro vento” quando vede arrivare i beduini a cavallo con gli stereo sulla spalla.

La fantasia diventa pietra

di Diego DID Sirio