CORRIDEndo

agosto 5, 2005 in il Traspiratore da Simona Margarino

Plaza de Calcuta. Mezzogiorno.

La palla del sole infuocava la fronte dei picadores che roteavano i cavalli con mano d’acciaio allorché Zahir Basu Shahami iniziò di gran carriera la più sfolgorante impresa della sua vita, nonché il meno prevedibile spettacolo mai visto in quell’arena. Con un nome diverso ma lo stesso sorriso smagliante.

Infatti, a tre metri dalla polvere, a nascere vestito di un bolero vermiglio, montera dello stesso colore e ginocchia scoperte, fu invero Alfonso Diaz Zapataro, principe di un circo di bandiere, giostranti e ole leggendarie. Accadde in un attimo. Un secondo lungo quel che serviva a Presidente, banderilleros e pubblico in festa per capire che il Paese avrebbe presto avuto un eroe nuovo di zecca.

Tutto era cominciato con poche parole qualche giorno prima, davanti a un’anguilla fritta che sapeva di pollo. Gli avevano detto che per inforcare un gran toro bastava stordirlo con lo sventolare di un niente, con lo spiffero di una capa. Giusto per iniziare.

E così Alfonso aveva arraffato un tappeto di seta dal Persiano -un Turco dalla battuta facile- e ora, seduto appollaiato sulle fibre intrecciate in un motivo di rombi, pollini arabescati e ornamenti da brivido, saliva su e giù davanti alle corna di cuoio del bovino prescelto e al suo naso arrabbiato. Ci ballava intorno, sopra e sotto, questo signor drappo volante, la cui vera magia non stava nel volteggiare in aria, ma nel grosso sedere foderato di calzoni verdi che s’era appiccicato al suo tessuto, nella bocca felice che lo guidava incitandolo, e nelle mani che menavan fendenti con un battipanni all’ultima moda.

Sedere, bocca e mani di un omino dai baffi sottili, braccia possenti e una ragguardevole pelle marrone, ossia di un vero matador dei cieli, che danzava e sbeffeggiava meglio di una muleta. Finché finì, il circo della corsa, con una virata sbagliata e quel medesimo fondoschiena infilato negli occhi dell’animale. In un tonfo dall’alto.

Ma d’altro canto, davanti alla musica di un flauto, l’oroscopo l’aveva già annunciato dagli altoparlanti: “Guai sul groppone per i segni di terra; tori, guardatevi dai pericoli aerei e preparatevi a cadere”. Olé, e cosi sia per sempre.

Il Traspiratore – Numero 54

di S. Margarino