Con L’Avana nel cuore

marzo 23, 2006 in Libri da Redazione

Titolo: L’Avana, amore mio
Autore: Alejo Carpentier
Casa editrice: Baldini Castoldi Dalai
Prezzo: € 7,90
Pagine: 116

LSedici racconti di autori diversi chiamati a raccontare l’Avana sulla scia della lezione del grande Alejo Carpentier.

Un’antologia che contiene anche ottima letteratura ma, che rappresenta un’occasione perduta perché si poteva di dire di più sulla situazione cubana di oggi e soprattutto dirlo meglio. Per la prima volta troviamo riuniti in uno stesso volume autori che vivono a Cuba e autori della diaspora che scrivono da Miami o dall’Europa. Solo per questo motivo il volume ha una portata storica notevole, ma se la gioca tutta quando inserisce in antologia uno scrittore di regime come Abel Prieto. Il Ministro della cultura di Fidel Castro ci fa davvero una pessima figura e si segnala per assoluta carenza di idee. Lucía López Coll forse non poteva fare a meno di selezionarlo e di sicuro i motivi politici hanno giocato più del valore letterario. Abel Prieto ha da poco pubblicato in Italia anche Il volo del gatto, un romanzo pesante e indigeribile che vi consiglio di evitare come la peste. Le note liete del volume invece vengono dal racconto We All Live… di Melene Fernández Pintado, che costruisce una storia fatta di nostalgia e rimpianto sulle vite dei cubani che vivono a Miami. Un racconto davvero stupendo è Ritorno di María Elena Lllana, che indaga con grande bravura sui sentimenti del cubano che torna al suo paese dopo tanto tempo. Lo scivoloso di Carlos Victoria merita attenzione per il taglio narrativo fantastico che l’autore inserisce in un racconto di vita quotidiana. Leonardo Padura Fuentes e Karla Suárez sono bravi e già si sapeva, ma in passato hanno fatto di meglio e forse la misura del racconto breve non rende loro giustizia come il romanzo. Padura Fuentes ha pubblicato recentemente Il romanzo della mia vita, sempre per i tipi di Marco Tropea (editore molto attento alla narrativa cubana). Un libro da leggere. Il limite più evidente dell’antologia è la mancanza di uniformità letteraria perché sconcerta passare da una storia interessante a un racconto banale e piatto. Ma anche l’assenza di coraggio politico è evidente e di sicuro è stato il prezzo da pagare per avere uniti in uno stesso libro sia scrittori dell’isola che dell’esilio. L’antologia rappresenta un’occasione perduta per mettere il dito sulla piaga delle tante cose che non vanno e per accusare apertamente un regime liberticida e tirannico. Peccato. Non ci consolano le struggenti prove di lirismo di alcuni autori selezionati. Terminiamo la lettura con un profondo senso di delusione ed è soprattutto il nome di Abel Prieto che continua a darci fastidio.

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di Gordiano Lupi