Como eras, como ayer

luglio 24, 2005 in Punti di Vista da Simona Margarino

English Version
Versione Italiana

Pablo Neruda

Te recuerdo como eras en el último otoño./Eras la boina gris y el corazón en calma./En tus ojos peleaban las llamas del crepúsculo./Y las hojas caían en el agua de tu alma.*


[Pablo Neruda]


Friday 17th. The exhibition opens to the public. With tired eyes. And it is immediately a slap on the shoulders.

To turn those shoulders quickly, without being able, it was a crazy desire when a short time before the last picture you had been given was shooting in the face full tubes of medicines, beating, wounding, disturbing. It had syringe colours. It had strong hands. It had sounds to stop one’s ears. It had a frame ulcerating the flesh. A white-and-black palette. And a sunken canvas, eaten to the soul by mad cells. What a portrait, it was, what an art: wool on swollen feet, air bed under still legs, oxygen boiling in the head and sea into the lungs. There turpentine was gliding, there morphine was sticking. Till saying the most senseless mess, till apologizing for the disturb, I’m sorry, I am so sorry. Then what to reply, what to believe…

Now just watching that chapel fresco, for nothing, not succeeding in doing anything any more. Not even a retouch to the painting, not even a gauze to dry a little bit the pain, not even a right brush to write thanks for everything, at the bottom, in lower-case letters. Here it is where life invites you: in the nails on a wall of memories. To a procession of glass tears. In garlands of roses, bent heads, orchids. Also in marble and a card poem, explain me why. But it is not always like this, I fool myself. Surely two fingers will come one night, whispering to the cheeks a caress that has the tepidness of a living soul, or who knows what else. In that, onwards I dream. Especially in that.

…to dad

Come ieri, come eri

Ti ricordo come eri nell’ultimo autunno./Eri il berretto grigio e il cuore in calma./Nei tuoi occhi lottavano le fiamme del crepuscolo./E le foglie cadevano nell’acqua della tua anima


[Pablo Neruda]

Venerdì 17. Si apre l’esposizione agli spettatori. Con occhi stanchi. Ed è subito una pacca sulle spalle.

Girare quelle spalle in fretta, senza potere, era una voglia matta quando poco prima l’ultimo quadro che ti avevano dato sparava in faccia tubetti interi di medicine, picchiava, feriva, disturbava. Aveva colori siringhe. Aveva mani forti. Aveva suoni da tapparsi le orecchie. Aveva una cornice che piagava la carne. Una tavolozza in bianco-e-nero. E una tela scavata, mangiata fino all’anima da cellule pazze. Che ritratto, era, che arte: lana sui piedi gonfi, letto d’aria sotto le gambe ferme, ossigeno che bolle dentro la testa e mare nei polmoni. Lì scivolava acquaragia, lì s’incollava morfina. Fino a dire i pasticci più insensati, fino a chiedere scusa del disturbo, mi spiace, mi dispiace tanto. Allora cosa rispondere, cosa credere…

Adesso guardare appena quell’affresco da cappella, per niente, per non riuscire a farci più niente. Neanche un ritocco alla pittura, neanche una garza a seccare un po’ di dolore, neanche un pennello giusto a scrivere grazie di tutto, in fondo, a lettere minuscole. Ecco dove t’invita la vita: nei chiodi su un muro dei ricordi. A un corteo di lacrime di vetro. In collane di rose, teste chine, orchidee. Anche in marmo e una poesia da cartoncino, spiegami perché. Ma forse non è così per sempre, m’illudo. Di sicuro arriveranno due dita una notte, sussurrando alle guance una carezza che ha il tepore di anima viva, o chissà che altro. In quello, d’ora in poi sogno. Specialmente in quello.

…a papà

* “I remember you, as you were in the last autumn./You were the grey beret and the calm heart./In your eyes the flames of the twilight fought on./And the leaves fell in the water of your soul.”

“Je me souviens de toi telle que tu étais en ce dernier automne./Uun simple béret gris avec le coeur en paix./Dans tes yeux combattaient les feux du crépuscule./Et les feuilles tombaient sur les eaux de ton âme.”

di Simona Margarino