Come saltare la fine del mondo II

marzo 17, 2010 in Racconti da Redazione

cielo e terraQuello che trovammo ci impressionò grandemente. Era tutto vuoto. Non c’era nessuno. L’università era in rovina, la città deserta e sembrava davvero disabitata da secoli. C’erano danni causati dal tempo, ma non si notavano segni di altre cause a quello sfacelo. Siccome uno scenario del genere non apparteneva certo al passato dovevamo essere nel futuro, quello era ovvio. Aspettammo la notte, che per fortuna era limpida. L’astronomo tornò nel passato, un’operazione davvero facile, a prendere un cannocchiale e le sue carte astrali. Fece lunghe ed attente misurazioni. Calcolò che ci trovavamo nel quattordici Aprile del Duemilaquatttrocentoventisei, o comunque in una data in cui le stelle si trovavano nella stessa posizione. Dai segni sugli edifici e sugli oggetti tutti concordammo che dovevano essere passati circa quattrocento anni. Gli edifici e gli oggetti in questione parevano risalire alla nostra epoca.

Fu allora che uno di noi, non ricordo chi, credo il rettore, disse che doveva certo esserci stata una Catastrofe che aveva sterminato la razza umana in un qualche momento nemmeno troppo lontano nel nostro futuro.

Fu l’uomo del governo a prendere in mano la situazione.

In pochi giorni fu organizzato un incontro con i capi di stato di tutte le più grandi nazioni del mondo. Ovviamente l’argomento della riunione fu tenuto segreto, i giornalisti credevano che fosse un summit sull’ambiente. Sorrisi quando il capo di stato francese rispose che avrebbero discusso del futuro del nostro pianeta. La prima cosa che facemmo fu di portare tutti loro nel futuro, per mostrare quello che avevamo trovato. Molti di loro vollero una scorta armata. Così finalmente anche l’esercito passò per il varco. Al nostro ritorno rimasero tutti pensosi per un po’.

Il presidente americano chiese perché, ora che si poteva viaggiare nel tempo, non si andasse in un’epoca più vicina alla nostra a vedere di persona cosa sarebbe successo. Vico rispose che il varco creato portava solo circa quattrocento anni nel futuro, non sapeva ancora spiegare perché. Aveva provato a variare molti parametri della sua macchina, senza successo. Pareva che ci fosse una specie di “corsia preferenziale” verso quell’epoca.

Mesi più tardi mi disse che pensava che il tempo si muovesse come con un movimento a vite. “Immagina una spirale.” E la disegnò su di un foglio. “Noi ci muoviamo lungo di essa, con lo scorrere del tempo.” Si spostò con la penna seguendo la linea della spirale. “La mia macchina crea un varco che ci permette di saltare in un altro punto di questa spirale. Ma capisci bene che ci sono due punti più vicini di altri, quelli a perpendicolo sopra e sotto di noi. La mia macchina ci porta nel futuro, non nel passato, da qualunque parte la attraversiamo. La direzione non conta. Quindi ci troviamo nel punto direttamente sopra di noi. Infatti il tempo al di la del varco si sposta in avanti con la stessa velocità del nostro. In pratica ho creato una linea che unisce due passi consecutivi di una spirale.” E disegnò questa linea. In questo modo due giri consecutivi rimanevano legati tra di loro nel modo più breve. Poi disegnò altre linee parallele alla prima, facendomi capire perché il futuro si spostasse parallelo a noi. Sembrava una scala a pioli arrotolata intorno ad una colonna. “Ma questa è solo una rappresentazione che ho creato per spiegare il fenomeno. Questa spirale non esiste a livello fisico, devo capire cosa sia in realtà, solo allora saprò su cosa intervenire per creare una linea che non sia solo verticale.” Disegnò parecchie linee che univano punti molto distanti tra loro. “Potremo viaggiare nel quando che vorremo. Fino ad allora accontentiamoci.”

Non so se avesse ragione, non ci avevo neanche capito molto, ma mi fidavo di lui.

Comunque in quella riunione non disse nulla di ciò, spiegò solo che per quel momento potevano solo andare in quel periodo.

cielo stilizzatoQualcuno chiese quanto poteva costare costruire il suo tubo temporale. Vico rispose che il costo non era molto elevato, ma soprattutto si poteva costruire delle dimensioni che si voleva. Creandone uno molto grande si poteva far passare tecnicamente ogni cosa attraverso di esso. Tutti cominciarono a riflettere.

Il presidente americano allora chiese: “Ma questo futuro che avete scoperto è sicuro? Voglio dire, qualunque Catastrofe ci attenda, è presumibile che sia finita ormai nel Duemilaquattrocento e qualcosa, no?”

“Non lo sappiamo, signore. Nei nostri viaggi finora non abbiamo trovato nessuna minaccia, solo una desolazione inspiegabile. È lecito aspettarsi molti animali inselvatichiti, ma altro non sappiamo.”

“E se trasferissimo una parte di noi nel futuro? Se li è davvero sicuro possiamo mandarci dei coloni, per così dire, ad esplorare e a ricostruire.”

“Si, se davvero si possono costruire molte macchine del tempo e molto grandi perché allora non averne una in ogni città principale.”

“Mandiamo squadre di lavoratori nel futuro perché riattivino le fabbriche, poi costruttori, ingegneri. Possiamo inviare anche materiali dal passato, pezzi prefabbricati, macchine cotruttitrici.”

“Sarà difficile mantenere la cosa sotto silenzio. Deve essere un’operazione militare.”

“Ma prima o poi la cosa si saprà, non possiamo inviare migliaia di persone nel futuro come niente. Gli scienziati che hanno partecipato al primo viaggio hanno firmato un accordo che li vincola alla segretezza, ma non durerà a lungo.”

“Mandiamoli nel futuro. Da laggiù non potranno spifferare nulla a nessun giornalista.”

“Quando si saprà scoppierà il panico, ma dobbiamo considerare che ci aspetta comunque la totale estinzione. È una cosa che va fatta.”

“Comunque la prima cosa da fare è mandare molte squadre d’esplorazione nel futuro. E nel frattempo propongo che alcuni archeologi accompagnino queste squadre per capire cosa sia successo.”

Fu allora che Vico stupì tutti, me compreso, indicandomi e dicendo: “Voglio che sia il dottor Chiari, qui, a supervisionare il lavoro di ricerca archeologica. È il più adatto ed è consapevole dell’importanza del suo lavoro.”

Così mi trovai a lavorare nel futuro. Avevo anche trovato un periodo in cui specializzarmi, dopo tutto.

Esplorammo per quasi sei mesi senza trovare segni di grandi minacce. E considerando che nel passato ci attendeva una Catastrofe di qualche tipo, ci convincemmo presto a far venire le squadre di ricostruzione. Ormai le macchine del tempo erano migliaia. Ben presto il campo che avevamo eretto con le tende militari fu smantellato e ci trasferimmo nelle prime case rese nuovamente abitabili. Arrivavano ogni giorno persone nuove. Arrivavano anche mezzi pesanti perfettamente funzionanti e materiali. La ricostruzione si annunciava più facile del previsto. Ben presto molte fabbriche vennero riaperte e i lavori accelerarono ulteriormente. Tra l’altro il futuro era piuttosto sgombro. Non saprei trovare un’altra definizione. C’erano tutti i rimasugli della nostra civiltà, certo, ma era come se molto fosse stato portato via. Avevamo trovato morti un po’ ovunque, ma pochi e dovuti probabilmente a periodi di confusione. Erano evidenti in tutto il mondo i segni lasciati dai saccheggi e dai tumulti della folla in preda al panico, ma anche questi erano molto inferiori a quanto ci si sarebbe aspettato dalla fine del mondo.

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di Stefano Iozzo