Come farsi un corpo senza organi

settembre 15, 2002 in Spettacoli da Redazione

31851(1)Nell’ambito della rassegna “Contrappunti/9”, presentata assieme alla quarta edizione di Video.it, la compagnia MK di Roma si esibisce nella splendida cornice dell’ex cimitero San Pietro in Vincoli con lo spettacolo “Addominale Bianco” inaugurando la prima di tre serate all’insegna della danza organizzate dall’associazione Culturale Mosaico. La rassegna nasce nel 1994 dall’iniziativa di Natalia Casorati, che ne è la curatrice, “per poter mostrare tutta la danza d’autore possibile”, come scrive la stessa Casorati nell’introduzione del book – in distribuzione gratuita – che raccoglie tracce ed impressioni di “Contrappunti” dalla sua nascita al 2000. La compagnia MK è attiva dal 1997 e affonda le sue radici nel punk, nella new wave degli anni ’80, quando Michele Di Stefano, il coreagrofo, e Biagio Caravano già praticavano, a Salerno, esperimenti sul corpo nel mondo della musica.

In questa prima serata di “Contrappunti”, la compagnia romana, già presente alla precedente edizione della rassegna, presenta “Addominale Bianco” inserendosi in maniera assolutamente congeniale nella struttura dell’ex cimitero San Pietro in Vincoli. Adibendo parte del porticato del chiostro centrale a palcoscenico lo spazio a disposizione risulta prolungato nella profondità, consentendo la sovrapposizione dei diversi piani orizzontali in cui l’azione degli interpreti scandisce ritmi e tensioni di incontri illusori. La profondità viene però annullata da costruzioni di luci che trasformano in schermo piatto le ossessive manovre di corpi estranei a se stessi, dal baricentro spostato di continuo, in perenne mutazione, azione-reazione/corpo-materia. Lo spazio scenico è tagliato in due dalla separazione di una sbarra al di là della quale i corpi ri-assumono volume e geometrie, misurando l’estensione della propria materia. Per i ballerini(oltre a Michele Di Stefano e Biagio Caravano, Philippe Barbut e Laura Scarpini) lo spettacolo è già fatto, le azioni degli arti sono frammenti di inerzia esplosi dalla scena di lotta materna/genesi-fine tra Michele Di Stefano e Biagio Caravano, i cui contatti di tenerezza amniotica generano lo spaesamento dei corpi divenuti esclusivamente materia da lasciar ferire dalla luce. Il ballerino si guarda da fuori, senza coscienza di compiere gesti, senza organi, ma il corpo ha memoria e trema, sussulta, vaga, infrangendo spazi non propri, trova solo contatti casuali con altre sostanze, è sottoposto a continue mutazioni e centri di gravità temporanei. Come apparizioni, fantasmi di se, la materia svanisce con la luce che disegna plasticamente masse che parlano il linguaggio delle interferenze elettroniche dei segnali campionati, e manovrati dal vivo, dal bravo Paolo Sinigaglia. Splendida serata di danza che la MK ci regala ancora una volta in una insolita cornice d’arte, in attesa del futuro.

di Alan Vai