Carmen al Regio

marzo 12, 2006 in Spettacoli da Stefano Mola

L’EVENTO

Julia GertsevaMartedì 14 Marzo, alle ore 20:00, uno dei personaggi più seducenti dell’opera lirica salirà sulla scena del Regio per incantare ancora una volta tutti con la sua avvolgente habanera: Carmen, capolavoro di Georges Bizet. L’allestimento è ripreso da quello della San Francisco Opera, firmato in regia, scene e costumi da Jean Pierre Ponnelle , uno dei più grandi interpreti della regia lirica. Ci aspetta uno spettacolo non solo ripreso più volte nella stessa San Francisco, ma anche in altri teatri del mondo, apprezzatissimo per fedeltà e realismo di ambienti e costumi, per l’ironica e impetuosa visione registica d’insieme. La ripresa della regia è affidata a Laurie Feldman.

Sul podio del Regio, torna il francese Patrick Fournillier, che nel 2003 ha diretto il Don Quichotte di Massenet. Esordiscono invece al Regio l’affascinante Julia Gertseva, nel ruolo della protagonista, Marco Berti, che sarà Don José (come nello scorso ottobre al Metropolitan di New York) e Ildebrando D’Arcangelo, il torero Escamillo. Micaela avrà la voce di Virginia Tola, già al Regio nel 2004 come Mimì. Nella parte di Carmen, si alterneranno Mary Ann McCormick e Hadar Halevy. Maestro del Coro, Claudio Marino Moretti.

Bizet lavorò a Carmen tra il 1873 e il 1875 Bizet lavora a Carmen, opera che avrà fra i suoi più entusiastici ammiratori Friedrich Nietzsche, Piotr Ilič Čaikovskij e Giacomo Puccini. Il soggetto, tratto da una novella di Prosper Mérimée e ambientato nella Spagna degli zingari e dei toreri, non poteva non suscitare scandalo per la libera sensualità della protagonista: conseguenti aspre reazioni della critica e deludente prima. Fu una specie di corpo di grazie per il compositore, che morì il 2 giugno del 1875, senza potersi godere appieno la giusta fama che in seguito gli porteranno note conosciuta anche da molti che non hanno mai messo piede in un teatro.

Undici le recite. Per informazioni:

Biglietteria del Teatro Regio, Piazza Castello 215

Tel. 011.8815.241/242

[email protected]

www.teatroregio.torino.it

DRAMMA DI CARMEN, O DI JOSÉ?

Paz Vega in Carmen 3L’amore è zingaro

Non ha mai, mai conosciuto legge

Se tu non m’ami, io ti amo;

Se t’amo, sta’ attendo a te!

Ecco un estratto del programma elettorale di Carmen, appena mette piede sul palcoscenico. Come si può bene vedere, niente gelide manine, o fiori che faccio non hanno odore, o vivo sola in una bianca cameretta, o devo andare in convento che mi ci manda mio padre (ogni riferimento a Mimì o a Manon è puramente voluto). Tutto un altro clima, da ogni punto di vista: niente soffitte parigine senza riscaldamento. Piuttosto: Siviglia. Alta temperatura, non solo dell’aria.

Del resto, se Carmen latinamente parlando significa pur sempre poesia, il suo anagramma, sempre latinamente parlando, fa carnem, che è l’accusativo di caro, ovvero, carne. Se dunque c’è poesia, non è quella degli spiriti alati, impalpabili, quella delle soavi fanciulle: qui ci sono, ben in evidenza, i corpi, la sensualità. Nella sua habanera iniziale, Carmen ha già detto tutto: l’amore non conosce leggi, se scappi vinci, e se anche dico che ti amo, fai comunque attenzione a te.

Il programma non è solo enunciato, ma praticato attivamente. Don José fa finta di niente mentre volteggia sulla piazza un pezzo di figliola semi-discinta? Ebbene, di lì a poco Carmen gli stampa in fronte una rosa. Il problema è il seguente: quella di José era una tattica, oppure distrazione? Se la risposta giusta è la prima, ciò significherebbe che José conosce le regole del gioco, e riesce a giocarci. Se invece, come gli eventi successivi faranno decisamente sospettare, sarebbe stato molto meglio per lui fare attenzione. Che la seconda sia quella buona, la vediamo già dal commento tra sé e sé del recitativo:

Con quanta abilità me l’ha gettato,

questo fiore… Qui proprio in mezzo

agli occhi… Mi ha fatto l’effetto

d’un proiettile

Col senno di poi (di cui, com’è noto, sono pieni fossi, canali e quindi, seguendo il corso naturale dell’acqua, gli oceani), José ha inconsapevolmente visto il suo futuro: un proiettile in mezzo agli occhi non lascia molti dubbi sulla sorte di chi lo riceve. Oppure, metaforicamente, questa rosa proiettile gli si pianta in mezzo al cervello facendo piazza pulita di un numero consistente di neuroni.

Paz Vega in Carmen 1Il problema è proprio questo: José apprezza l’articolo ma non se lo può permettere. Non ha il talento necessario. In questo senso, l’opera non racconta tanto il dramma di Carmen, quanto quello di José. Con tutto il fascino che è impossibile non provare per una donna che canta quella habanera in quel modo, difficile non pensare che si sarebbe fatta del male comunque, con qualcun altro. Attenzione, in questo non c’è nessun giudizio morale: Carmen è puro istinto, non tollera mezze misure. Come ebbe a dire Mr. Zarathustra, al secolo Friedrich Nietzsche, Carmen incarna l’autentico dionisiaco, quell’impulso che scaturisce dalla forza caotica della vita che si esprime nella musica. In più, non inganna nessuno: lei è così, e lo dice.

Bisogna dare atto a José che parte da un retroterra di inquadramento non leggero: soldato, senso del dovere, attaccamento alle radici navarre. Nonostante il bacio per procura di Micaela, lascia libera Carmen dopo averla arrestata, finisce in carcere. Uscito di prigione, va a trovare Carmen nella taverna a Lillas Pastia.

Signori della corte, due prove a discarico per Carmen: ha rifiutato quella sera di seguire i contrabbandieri proprio per aspettarlo; gli ha mandato un lima e dei soldi in prigione. Se giocasse solo all’usa e getta, non si sarebbe comportata così. A onor del vero, durante il recitativo, dice di José che è troppo stupido (riceve una lima e non la usa per evadere). Eppure, anche in questo caso, la sua dichiarazione è netta: lo ama perché è un bel ragazzo e mi piace.

Ma torniamo a José. Secondo me, tira giù la saracinesca sulle sue possibilità pochi minuti più tardi. Nella locanda sono rimasti loro due. Carmen inizia a ballare solo per lui. Potrebbe essere il sensuale suggello al loro amore. Si sentono delle campane. Per Carmen, sono un accompagnamento alla danza. Per José, il segnale del ritorno in caserma.

Paz Vega in Carmen 2Caro José, ti pare? Davanti hai Carmen, donna bellissima che balla solo per te, caratterino non da poco, e tu pensi di poter dire: scusa s’è fatto tardi torno in branda? Subito dopo aver dichiarato che nessuna donna prima di lei ti aveva mai così turbato l’anima? Qui si capisce che José non ha abbastanza talento per tenersi Carmen. Lei è la libertà al di là di ogni regola, l’impulso. Non può pensare di mantenere un piede nelle regole e l’altro nel mondo di Carmen. Cosa credevi, José, di portarla dalla mamma in Navarra e di leggere con lei in ciabatte il giornale alla sera tornato da lavoro?

Per me è questo il punto di svolta. Tutto quello che succederà dopo, non sono che conseguenze matematiche. Uno come Escamillo (non fosse per quel nome che fa
venire in mente il Torero Camomillo dello Zecchino d’oro) forse ce la poteva fare. Pieno di sé, dimestichezza con il fato, danzando sul filo della morte con i tori nell’arena. Un altro al di là del bene e del male. José no. Se solo Micaela avesse avuto un po’ più di coraggio… purtroppo, come già diceva il nostro Don Abbondio, il coraggio uno non se lo può dare.

di Stefano Mola