Caffè da leggere

settembre 18, 2005 in Libri da Redazione

Titolo: Caffè da leggere
Autore: Cetta Berardo
Casa editrice: L’ambaradan
Prezzo: € 14.00
Pagine: 160

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caffe da leggere Rimedio al mal d’amore, alla noia, simbolo di prestigio sociale: il caffé con i suoi mille significati è il protagonista assoluto del nuovo libro di Cetta Berardo, scrittrice piemontese che cerca e centra il suo secondo successo letterario. Dopo “Cioccolato da leggere” torna nelle librerie con “Caffè da leggere” (L’Ambaradan).

Attraverso numerose citazioni e con una ricca bibliografia alle spalle, la Berardo tratteggia un affresco della storia sociale del caffè attraverso le parole di scrittori, poeti e storici che hanno goduto e scoperto i mille poteri e i mille piaceri della bruna bevanda. Si parte da una prima descrizione delle origini per poi almanaccare i tanti significati di una tazzina di caffè, i luoghi deputati al piacere del suo consumo in Italia e nel mondo, lasciando un delizioso spazio per le ricette che vedono l’ambrosia scura protagonista assoluta. Da brava piemontese, Cetta Berardo non dimentica fra le altre la preziosa ricetta del Bicerin, bevanda d’ordinanza per i torinesi.

“Il caffé è sinonimo di cultura e di arricchimento intellettuale, dibattito politico, scambio di idee”. È difficile contraddire una così acuta osservazione che rende conto di anni in cui attorno al caffé si sono radunate le migliori menti del secolo, dando origine ad un fermento culturale senza precedenti. È come se la bevanda eccitante predisponesse i nervi a cogliere sia i cambiamenti sottesi al passaggio epocale che quelli derivanti dalle pene d’amore.

Il rigore intellettuale di Cetta Berardo non lascia indietro il fascino dell’immagine letteraria, lanciata qua e là nel corso delle pagine. La casa editrice l’Ambaradan, d’altro canto, continua l’opera di valorizzazione del territorio piemontese, mostrando al mercato italiano come un approccio glocale alla cultura sia da rivalutare, a dispetto di un’attitudine tutta italiana all’esterofilia. Non siamo davanti ad un romanzo che camuffa l’urgenza di parlare di un argomento più vasto e preciso. Si tratta di una chiara ed insopprimibile curiosità verso la storia dei consumi, dei generi voluttuari, che seguono la celebre massima “non c’è nulla di più necessario del superfluo”. Con “Cafè da leggere” la curiosità intellettuale si sposa ad un piacere altrettanto voluttuario e altrettanto insopprimibile che è proprio quello della lettura.

di Stefania Leo