Buio in sala – presentazione

febbraio 4, 2001 in Cinema da Redazione

Inauguro la rubrica cinematografica di Traspi.net con un po’ di timore ed allo stesso tempo con un senso di liberazione. Timore perché scrivere di cinema è attività piuttosto inflazionata, è come buttare secchi d’acqua nel mare e, proprio per questo motivo, se lo si fa, bisogna farlo con cognizione di causa. Liberazione perché, dopo anni di passiva fruizione dell’evento cinematografico, ho finalmente la possibilità di poter scrivere ciò di cui ho sempre discusso con gli amici. E il tono è proprio questo, quello di una conversazione fra amici, una critica dilettantistica, nel senso (spero) meno deleterio del termine, una critica aperta all’interazione con i visitatori del sito.

Evito la soggettività delle stellette, delle palline, di qualsivoglia altro espediente atto a classificare e a promuovere o bocciare una pellicola. Sono e saranno le mie impressioni a freddo (e sottolineo a freddo) sul film visto da poco in sala. A freddo, perché dal bagno ristoratore nel buio della sala ci si deve asciugare per dare un giudizio obiettivo sulla pellicola. Per quanto mi riguarda, l’esperienza del “buio in sala” è meno immediata di quella musicale o letteraria, c’è un periodo di decantazione (più o meno lungo) nel quale il mio giudizio prende forma con maggiore obiettività. seo back links .

L’obiettività, un problema. Sebbene occupino i nostri due sensi supremi, vista ed udito, i film hanno un antefatto ed un epilogo, la nostra giornata. E’ essa, talvolta, a mutare il nostro approccio al film. Il film culto, spiegava un giorno il critico Masenza, non è il più bello fra quelli che abbiamo visto, ma è quello che nostro padre ci ha portato a vedere tanti anni fa in una sera d’estate, oppure è il film che ci ha fatto conoscere parti di noi stessi che non conoscevamo. Queste situazioni inevitabilmente travisano il nostro giudizio, lo ritoccano. domain generator Quindi, in futuro, abbiate pietà di quest’essere giudicante.

Davide Mazzocco
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N.B. Eviterò di raccontare il finale dei film in questione, difetto che (purtroppo) appartiene al bagaglio tecnico di importanti firme del giornalismo cinematografico italiano. Leggete tranquilli!

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