Benvenuti nella VVV

febbraio 24, 2002 in Libri da Stefano Mola

25488Benvenuti nella VVV. Non è una specie di diminuzione, un accenno di modestia, oppure non avere il coraggio di intrecciare altre tre V e ricostituire l’ormai familiare www. Benvenuti nella VVV sta per: “Benvenuti nella Vostra Vetrina Virtuale”. Non nel senso che lo schermo di fronte a voi si farà trasparente e qualcuno dall’altra parte vi potrà osservare. Non siamo hacker. La VVV è una vetrina di libreria Virtuale. Cosa troverete nella VVV? Segnalazioni di libri appena usciti. Non travolgenti recensioni, che scorrono nel vostro sangue fino ai piedi, a farli scalpitanti, pronti a scattare per impossessarsi del libro recensito, potenzialmente generando uno stiramento corporale (i vostri occhi ancorati al video, i vostri piedi già sulla soglia, come l’uomo di gomma dei Fantastici 4).

Segnalazioni. Copertine. Ammiccamenti. Qualche frase. Strizzatine d’occhio. Accenni di trama. Scegliere un libro è una ricerca d’amore? Che cosa sapete di una copertina che occhieggia da una vetrina? Che cosa sapete di un viso che vi colpisce nella folla? Che cosa sapete di una storia dopo averne letto la prima frase? Non cercate forse una storia che vi travolga e vi rapisca? (in un uomo, in una donna, in un libro).

Non so se vi ricorda qualcosa questa frase: “I Libri Che Ti Ispirano Una Curiosità Improvvisa, Frenetica, E Non Chiaramente Giustificabile” (è in quella stupenda descrizione di libreria che si trova nel primo capitolo di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino). Molte delle cose della vita succedono per caso. Anche gli incontri coi libri. Ebbene, forse i libri seguenti scivoleranno di fronte ai vostri occhi distratti. Oppure no. Oppure resteranno subliminali in un angolo della vostra memoria e passando davanti alla vetrina di una libreria, un giorno…

A noi una sola cosa interessa: che vi innamoriate. Tra le altre cose, della lettura.

25487(1)Prendete ad esempio in mano questa copertina, questa immagine vagamente alla Man Ray: Maxence Fermine “Il Violino Nero” Bompiani. Il nero della copertina rimanda al mistero: quello di una donna dagli occhi (neri) che canta divinamente (cosa c’è di più stupefacente, carnale e al tempo stesso immateriale della voce di un soprano). E poi Venezia: questo romanzo è ambientato a Venezia nel ‘700 (se vie siete mai aggirati per Venezia di notte mentre piove e tutto è nero dal cielo all’acqua dei canali, allora potete avvicinarvi all’idea del mistero. Per una donna che canta occorre qualcuno che scriva la musica: un genio che vuole trasformare addirittura la propria vita in musica. E serve uno strumento: ecco allora un liutaio, costruttore appunto del violino nero.

Notizie su Maxence Fermine: qui .

Andate avanti. Ecco: uno degli atti più fascinosi della scrittura: su questa copertina la punta inclinata di una stilografica sta vergando delle lettere di cui non comprendiamo il significato. È “Il testamento di mamma”, di Anna Fine (autrice di Mrs. Doubtfire). Il testamento di mamma è quello che disereda Colin. Timido, goffo, vittima della sorella perfida ed egoista, tirannizzato dalla madre astiosa e collerica (che sogna di uccidere). Un frustrato, ma fantasioso, artefice di un mondo parallelo, abitato da una pin-up di carta che tiene celata nella legnaia del giardino, da un’acrobata che non vuole saperne di lui e dalla sua bambina, cui riserva un affetto paterno. Diseredato, Colin è costretto a mettersi finalmente in gioco, a dire di no, a vivere la vita.

Il sito ufficiale di Anna Fine

Un’intervista raccolta dagli alunni di una scuola inglese

di Stefano Mola