Bambole cattive a Green Park

dicembre 14, 2003 in Libri da Sandra Origliasso

Bambole cattive a Green ParkCercando fra gli scaffali delle librerie il sabato pomeriggio, potrebbe venirvi in mano un libretto verde su cui sono impresse le immagini di due ragazze dall’aspetto molto aggressivo. S’intitola “Bambole cattive a Green Park” (Marsilio), l’ultima fatica di Andrea Malabaila. Ambientata nell’ anglofona Londra, la storia inizia dal volo della fine con l’intento dichiarato di creare suspence. Sta al lettore, ora, seguire il dipanarsi dei fatti dalla partenza dei tre maturandi fino al colpo di scena. Quest’ultimo è funzionale alla trama perché fa progredire l’azione in continui rimorsi e sensi di colpa per il protagonista. Ma tutto terminerà nel più probabile dei modi, oggi: davanti alle telecamere di un talk show. Tuttavia Malabaila fa attenzione a non svelare tutto, costruendo una narrazione che presenta al suo interno dei veri e propri buchi, determinati, forse, dall’inesperienza di vita dei personaggi che non vogliono capire. Persino il protagonista non è nominato, ma tutto è visto da “quel punto di vista”.

L’autore, inoltre, tende ad usare uno stile misto di termini italiani e pseudo- inglesi, ricordando vagamente il Brizzi di “Jack Frusciante”. Più interessante, invece, è il tempo imperfetto che scandisce il ritmo delle frasi ed è questo, a nostro parere, che lo scrittore deve perfezionare lasciando da parte espressioni del tipo “.. il tuo inseparabile invicta prime west…”. Se non altro personalizzarsi servirebbe a dare più spessore ai personaggi, come nel seguente passo: “..Sally non l’hai rivista, e non la rivedrai mai più. Ma d’un colpo hai ritrovato la leggerezza che né sospiri stilnovisti sull’asse Torino-Londra né continue trasvolate oltremanica t’avrebbero mai restituito…”

Incuriositi da questo nuovo rappresentante dell’ambiente letterario torinese, abbiamo deciso d’incontrare Andrea Malabaila. L’intervista si è svolta come una normale chiaccherata davanti ad un caffè. Egli ha scritto un romanzo che può velocemente essere definito di “formazione”, perché tratta l’iniziazione all’età adulta di tre personaggi. Schopenhauer, il Bardo e il narratore partono per l’Inghilterra qualche giorno prima della maturità. È una vera e propria fuga, durante la quale il protagonista incontra la bellissima Sally. Questa sarà la premessa che precede la tragedia.

Come sei riuscito a farti pubblicare dalla Marsilio?

È stata una causualità. Già per il primo libro “Quelli di Goldrake”, edito da un piccolo editore, li avevo contattati. Nel 2000, dopo aver finito di scrivere “Bambole cattive a Green Park” ho nuovamente inviato il manoscritto, quando, nel 2001,ho incontrato Demichelis, l’editore, ad una presentazione a Torino. Da qui comincia l’avventura

Dal titolo ci aspetteremmo un libro d’argomento comico ma poi leggendolo scopriamo il contrario. Perché ne hai inventato uno così inusuale?

Innanzitutto “Bambole cattive” è tratto dal testo di una canzone di Samuele Bersani. Il luogo, invece, indica lo sfondo dell’azione.

La trama potrebbe essere autobiografica?

In parte sì. Effettivamente sono stato prima in Galles- dove inizialmente volevo ambientare il romanzo- poi a Londra, ma ho preferito la seconda perché è la probabilità che il lettore s’identifichi è più alta. Lo presenterò il 4 di dicembre presso la libreria Fontana ( Via Monte di Pietà 19) alle ore 18.30. Per l’occasione interverrà anche Enrico Remmert.

di Sandra Origliasso