Ascona a tutto jazz

giugno 29, 2001 in Musica da Claris

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Appuntamenti da non perdere: 7 lug 2001

Jazz in salsa piccante [7 lug 2001]

A tutto Armstrong [6 lug 2001]

Ascona al femminile [5 lug 2001]

Lino Patruno: una vita per il jazz [3 lug 2001]

Women in red, men in violet [2 lug 2001]

Gran pienone nel primo week-end [1 lug 2001]

Ascona a tutto jazz [29 giu 2001]

Appuntamenti da non perdere: 7 lug 2001

Tra gli appuntamenti di oggi, da non perdere

– Tom Baker (h.17.00, Meeting Point)

– Lino Patruno e Ed Polcer (ore 18.00, Hotel Tamaro)

– Dan Barrett e Rebecca Kilgore (h.20.30, stage piazza)

– Hans Theessink, Linda Tillery e Terry Evans (h. 22.30 stage chiesa).


Jazz in salsa piccante

New Orleans, Louisiana, sud degli Stati Uniti sul delta del Mississippi, è riconosciuta come la patria del jazz. In nessun altro posto al mondo esiste un’eredità musicale così ricca e viva: in città la musica si respira nell’aria; nei club, durante le parate come ai funerali, si ascoltano ripetutamente i brani dei pionieri del jazz, da Louis Armstrong a King Oliver, i talenti del jazz tradizionale e contemporaneo. Quest’originalissima ed entusiasmante atmosfera è il risultato di un vibrante mix di ingredienti europei e africani. Per dieci giorni l’anno, quelli del festival, Ascona diventa la gemella riconosciuta dell’ex colonia francese: l’atmosfera di festa, i balli, le parate nelle strade, l’entusiasmo, l’aria carica di energia creativa e frizzante sono un insieme unico ed eccezionale che trasporta una parte d’America sulle rive del Lago Maggiore.

Addirittura al direttore del festival, Karl Heinz Ern, è stata offerta, quale significativo e prestigioso riconoscimento, la cittadinanza onoraria di New Orleans per il contributo alla salvaguardia ed alla promozione della tradizione jazzistica. Tra gli innumerevoli segni di una perfetta integrazione tra New Orleans ed Ascona, quest’anno ve ne è un altro: il celeberrimo Palm Court Jazz Café di New Orleans si è trasferito, per la prima volta e per tutti i dieci giorni di festival, sulle rive del lago! Il colpo è stato portato a termine dal direttore artistico Ern, durante il suo ultimo soggiorno nella Crescent City. Il progetto sopperisce ad una mancanza delle scorse edizioni del festival: gli organizzatori avevano proposto agli esercenti di dilettarsi con la cucina creola, ma la risposta era stata negativa. D’obbligo quindi trasferire la gerenza di un locale americano in Ticino.

Il Palm Court Café è meta ogni anno di numerosi appassionati jazz. Ubicato in una palazzina inizio Ottocento nel vecchio quartiere francese della città, il locale ospita ogni sera i migliori gruppi e le vecchie leggende del jazz tradizionale. Il suo arredamento ricorda la New Orleans di un tempo ed è caratterizzato da un’importante collezione di foto jazz appese alle pareti. La proprietaria e padrona di casa, Nina Buck, ha accettato la sfida di trapiantare ad Ascona il suo rinomato locale e, accompagnata dallo chef e da due altri collaboratori, ha ricreato l’atmosfera unica del Palm Court nei locali del noto ristorante degli Angioli di Ascona. Gli avventori del Palm Court asconese ogni sera hanno di che leccarsi i baffi: il ritrovo, infatti, propone concerti jazz dei migliori gruppi ospiti del festival e gustosissimi piatti tradizionali della cucina creola: gumbo, jambalaya, insalata di gamberetti, i celebri fagioli rossi serviti con riso e pollo fritto, i gamberi d’acqua dolce con riso… Il tutto aromatizzato con spezie e ingredienti tipici della cucina della Louisiana e dei Caraibi.

Per i nostalgici, per i romantici, per chi vuole perdersi in un sogno americano, in questi giorni il locale è stato deliziato dalla presenza di numerosi appassionati del jazz tradizionale e dai migliori ospiti del festival, dagli emergenti Barcelona Hot Angels, prima band spagnola ad Ascona, ai Barrelhouse, condotti da Reimer von Hessen, leader indiscusso, forse la migliore formazione europea, da Dan Barrett, il migliore trombonista jazz d”America secondo il Mississipi Rag, a Leroy Jones con la sua straripante personalità, dal versatile Lino Patruno ai Satcmo Serenader, al trombettista Tom Baker. Questa sera tocca al sound particolare della Milano Hot Orchestra e domani alla Maryland jazz band.

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A tutto Armstrong

L’eco voluttuoso dei sax (ieri sera qualcuno si è perso ‘the sax players night’?) ancora pervade l’aria di Ascona, così come il dolce suono del mare accompagna le conchiglie nel tempo. I quattro grandi virtuosi Gustl Mayer, Gianni Basso (sax tenore), Jim Galloway (sax soprano) e Frank Roberscheuten (sax alto), accompagnati per l’occasione dai Jazzfinger di Dirk Raufeisen, hanno regalato ai presenti una serata indimenticabile, mostrando tutta la potenza e la versatilità del sassofono. Ricalcando le note degli insuperati Henderson, Basie e Ellington, dei primi grandi solisti come Coleman Hawkins e Lester Joung, hanno offerto nuova linfa al mito del sax, con abbondanti effetti ed arrangiamenti azzardati, mai banali comunque, anzi sempre apprezzati per l’eccezionale qualità del suono. L’eco è destinato a smorzarsi, tuttavia, nelle prossime ore, col crescendo febbrile dell’attesa dell’evento clou del festival: ‘Remember Satchmo’, presso lo stage torre, dalle 20.45 all’1.00 abbondante.

“La gente mi chiede a cosa penso quando suono. Bene, penso semplicemente a tutti i miei giorni e ai ricordi felici e le note vengono fuori, è sempre stato così. Per me il jazz è sempre stato una musica lieta. Devi amarlo per suonarlo”. Così scrisse Louis Armstrong e ad esattamente trent’anni dalla morte e a pochi giorni dalla ricorrenza più desiderata dell’anno musicale, l’anniversario dei cent’anni della nascita, il New Orleans Jazz Festival di Ascona dedica al più geniale jazzista di tutti i tempi una serata intera.

Armstrong ha sempre dichiarato di essere nato il 4 luglio (giorno di festa nazionale negli Stati Uniti) del 1900. In realtà studi recenti hanno mostrato che l’immenso trombettista è nato il 4 agosto del 1901. Quest’anno il Festival di Ascona è incentrato, quindi, e non potrebbe essere altrimenti, sulla rievocazione del “maestro”: non ci sarebbe jazz senza Louis Armstrong. E’ opinione comune, di appassionati e storici, affermare che “Satchmo” è la pietra miliare di questo genere. Come tutti i grandi creatori del jazz, Armstrong era venuto dal nulla e, forse proprio per questa ragione, l’inventiva, la fantasia ritmica e melodica, l’impressionante volume sonoro e l’inconfondibile timbro gli valsero onore e gloria, non solo in America, ma anche in Europa e in tutto il mondo.

Dopo alcuni mesi di malattia e un paio di ricoveri all’ospedale, Louis Armstrong morì nel suo letto, durante il sonno, il 6 luglio 1971. Aveva 70 anni. A New York 25mila persone almeno resero omaggio alla sua salma. A New Orleans, ritenendo inadeguati i funerali in forma privata organizzati a New York, i suoi concittadini prepararono per il loro Satchmo un secondo funerale, nel rispetto del pittoresco cerimoniale in uso nella città, con due brass bands, gli ombrelli da sole a vivaci colori e i ragazzi della second line sgambettanti in fondo al corteo. “Se mai ci fu qualcuno degno di essere chiamato Mister Jazz questo fu Louis Armstrong”, affermò Duke Ellington pochi giorni dopo i funerali del grande trombettista e cantante. Di certo fu non solo il principale ambasciatore del jazz nel mondo, ma anche il primo grande solista jazz tanto da rivoluzionare in maniera determinante quella musica, cambiandone praticamente il destino.

A 30 anni di distanza dalla sua morte,
Ascona ricorda la figura del leggendario Armstrong con un concerto di 4 ore al quale partecipano gli eccellenti Blue Rhythm Makers del pianista britannico Keith Nichols, i Satchmo Serenaders (gruppo costituito ad hoc per il festival e composto da alcuni fra i più raffinati solisti: Butch Thompson al piano, Norman Emberson, batteria, Alyn Shipton, basso, Thomas Sancton, clarinetto, Clive Wilson, tromba e Freddie John, trombone) ed una delle più gloriose formazioni jazz d’Europa, la Barrellhouse Jazzband, che si esibisce per l’occasione col cantante Big Al Carson. Potremo apprezzare una sorta di “best of” del repertorio di Louis Armstrong, da Big Butter and Egg Man a Wild Man Blues, da Hello Dolly a What a Wonderful World. Un concerto da non perdere perché ascoltare e suonare Armstrong è come trovarsi davanti ad un capolavoro d’arte o sentire le note di Bach o Mozart: questa è la principale attrattiva della serata, la ciliegina sulla ricca torta del Festival.

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Ascona al femminile

Stage lago, ieri sera: sul palco Linda Tillery e Hans Theessink, sul prato (in una piccola porzione libera da tavolini, pubblico, molo e sorveglianti) due ragazze sulla ventina a dimenarsi al ritmo blues (quasi country…), a ballare e coinvolgere un gruppo di giovanotti… Chi ama più il ritmo, uomini o donne? E in una coppia (di giovani specialmente, le ultime generazioni gradiscono il jazz più dei coetanei degli anni ’80) chi trascina il partner ad un concerto, lei o lui? Le domande si sovrappongono senza apparente logica risposta, ammesso ce ne sia una definitiva… Sono comunque convinto che gli spettacoli jazz, oggi, abbiano quasi del tutto abbandonato l’iconografia classica di musica per duri, nonché l’ambientazione in locali fumosi e malfamati, per legarsi ad una tipologia di show più romantica, serena e distensiva, se non nei contenuti, nella forma. Ed allora il pubblico femminile sta diventando il propulsore delle serate jazz dei ventenni d’oggi… Resta forse una dicotomia tra percentuale femminile nel pubblico e negli interpreti, ma Ascona ribalta, almeno parzialmente, questa tendenza con un folto gruppo di voci femminili di assoluta bravura, contraddicendo i versi del mitico cantautore astigiano Paolo Conte, “Le donne non amano il jazz”.

Iniziamo con la Dan Barrett’s Swing band, l’eccitante gruppo diretto dal trombettista omonimo e composto da otto fra i migliori musicisti swing d’America e dalla cantante Rebecca Kilgore, ieri memorabili protagonisti al tramonto, oggi attesi dai riflettori alle 20.45, stage chiesa. E’ una formazione che propone jazz classico, senza dare appigli fissi al pubblico, spaziando anche verso sonorità nuove, senza mai scendere nel commerciale puro. Nel primo referendum organizzato dall’autorevole rivista americana Mississippi Rag la Kilgore è stata designata quale seconda miglior cantante ed infatti merita una menzione particolare: la sua voce possiede una vasta estensione e molti timbri, riuscendo a riunire in maniera fenomenale un mondo di culture e di suoni. Le sue interpretazioni profondamente personali raccontano episodi introspettivi; le esperienze di vita hanno ispirato i testi. Lei appartiene alla stessa categoria di altre grandi cantanti jazz femminili, quali Carmen McRae e Sarah Vaughan, ma è anche una stilista originale e versatile, il cui repertorio non è costituito solo dal jazz ma anche da pop, gospel e rhythm and blues. Con la sua calda personalità, lei infatti è una cantante vibrante e naturale, riesce a stabilire un rapporto immediato con l’affezionato pubblico di fan di ogni età, sia in America che in Europa.

24764Come non citare poi la presenza di Linda Tillery & The Cultural Heritage Choir, una formazione americana composta da cinque donne di colore, magistrale interprete delle più genuine forme della cultura musicale afroamericana? Il gruppo, costituito nel 1992, ha in repertorio canti tradizionali, spiritual, work e play song degli schiavi ed esprime la ricchezza della cultura musicale dei neri d’America anche attraverso la danza e le percussioni. Alla base dello spettacolo vi è un serio lavoro di ricerca effettuato da Linda Tillery, cantante di blues, jazz, pop, funk e R&B, che ha passato mesi interi a consultare le più significative fonti scritte e sonore reperite nei principali archivi degli Stati Uniti. “In questo viaggio nelle nostre radici, commenta Linda, ho scoperto anche me stessa e ho subito capito che quella era la cosa giusta per me”. Appuntamento oggi, 22.30, stage chiesa, con la grinta Linda Tillery e il suo coro.

Altre partecipazioni che assicurano entusiasmo e calore sono quelle delle cantanti di colore americane Jaunita Brooks e Topsy Chapman, le voci della favolosa orchestra di Lars Edegran, che presenta oggi un’attesa performance (ore 16.00, piazzetta Ambrosoli). La carriera di entrambe le cantanti è stata lanciata dal musical One Mo’Time, uno dei maggiori successi di Broadway. Attrice, cantante e ballerina di New Orleans, Juanita Brooks si è imposta all’attenzione per la sua voce possente ed agile allo stesso tempo; quanto a Topsy Chapman, il suo stile canoro e la sua versatilità stilistica le permettono di brillare come cantante gospel, jazz tradizionale e dixieland.

Fra le presenze della 17. edizione del New Orleans, vanno segnalate anche le due straordinarie cantanti dell’Italian Vocal Quartet, Gisa Ottavini e Clea Cotroneo, e la brava ed affascinante artista americana Shaunette Hildabrand, delicata interprete del gruppo olandese dei Swing Cats, col suo variegato repertorio che spazia dal jazz dei primordi allo swing, al bebop (appuntamento oggi ore 12.00 ristorante Elvezia).

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Lino Patruno: una vita per il jazz

24761Tra i personaggi più convincenti del 17°New Orleans Jazz di Ascona, e non poteva essere altrimenti, c’è Lino Patruno, italiano di Crotone, Calabria, classe ’35. Finora non si è risparmiato nemmeno una sera, in compagnia della sua band consolidata o in duetto con il grande trombettista americano Ed Polcer, con i suoi beniamini dell’Italian Vocal Quartet o con Gianni Basso e Red Pellini per innalzare a gloria duratura i migliori attuali interpreti jazz italiani. Tutto qui? Nemmeno per idea, mancano alla lista almeno altre due performance singolari. L’altra mattina, nell’ambito del programma educativo del Festival, presso un affollato e vociferante Meeting Point, ha condotto un’animazione per i giovani intitolata “A tutto jazz ragazzi”. Il popolare musicista italiano ha raccontato la storia del jazz con l’aiuto di immagini video e del suo banjo. A lato ha presentato il suo libro ‘Una vita in jazz e non solo…’, opera interessante ed ironica, che, senza la solita pesantezza delle autobiografie, racconta i suoi anni, tutti dedicati allo spettacolo ed alla cultura.

Atteso appuntamento, poi, domani sera, ore 23.00 allo stage Torre, con lo show ‘Lino Patruno presenta Jammin’ at Condon’s’. Sarà una serata eccezionale, con alcuni fra i principali protagonisti del festival che ricorderanno la figura di Eddie Condon e l’atmosfera del suo mitico club newyorkese. Fra questi anche Ed Polcer, manager, comproprietario e band leader del club di Condon dal 1975 alla sua chiusura nel 1985. Ospiti della serata anche Tom Baker, Dan Barrett, Evan Christopher, Jim Galloway, Red Pellini, Luca Velotti e l’adorabile vocalist Rebecca Kilgore.

Sono ormai molti anni che Lino Patruno opera nel settore dello spettacolo. Le sue esperienze vanno dal jazz a quelle di attore di cabaret, teatro, cinema; dalla direzione d’orchestra alla composizione di musiche da film; dal ruolo di sceneggiatore a quello di produttore cinematografico; da organizzatore di festival jazz a presentatore televisivo. Abbiamo incontrato Lino a lato di una sua applaudita esibizione (potremmo chiederci quando una sua performance non lo
è…) in riva al lago, con magistrale interpretazione di ‘I say I’m sorry’, canzoni di Gershwin e Armstrong, musiche anni ’20…

Perché quasi ogni anno partecipi al festival di Ascona?

È uno dei pochi festival ai quali sono particolarmente affezionato perché qui si conservano la memoria e la tradizione del jazz. Purtroppo la musica è cambiata in peggio e non sempre risponde ai desideri dal pubblico, bensì, troppe volte, alle strategie di marketing delle case discografiche.

A quale tipo di musica sei particolarmente affezionato?

Al dixieland, il jazz bianco di Chicago e New York, lo stile dei musicisti bianchi che hanno fatto storia, come Eddie Lang. Tra l’altro pochi sanno che il suo vero nome era Salvatore Massaro e che per primo negli anni ’20 creò le progressioni armoniche sulla chitarra, fino ad allora usata in maniera primitiva e insufficiente.

Io amo continuare la tradizione di chi suonava per protestare contro i soprusi rivolti verso gli emarginati e le classi più deboli. Se nel sud degli States i neri erano all’ultimo gradino sociale, questo ruolo al Nord-Ovest toccava agli ebrei e agli italiani.

Hai collaborato con grandi artisti della storia del jazz, vuoi ricordarne qualcuno?

Ho suonato e inciso, tra gli altri, con Albert Nicholas, Joe Venuti, Wingy Manone, Bucky Pizzarelli, Pee Wee Erwin, Peanuts Hucko. Con Bob Wilber e Kenny Davern ho realizzato le musiche del film “Bix” di Pupi Avati.

So che ami molto seguire il jazz dei gruppi emergenti italiani…

Sì, e tra i vari gruppi attualmente i miei preferiti sono i bravissimi Italian Vocal Quartet con cui suono in questo festival.

Qui ad Ascona frequenti spesso la sede temporanea del Palm Court Jazz Café di New Orleans; qual è il tuo rapporto con Nina Buck?

Nina è una grande amica ed accettare la sfida, accompagnata dallo chef e dai suoi collaboratori più fidati, di trapiantare ad Ascona, per dieci giorni, l’atmosfera unica e rinomata del suo locale è segno di grande stima verso il direttore del festival Karl Heinz Ern. Sono stato parecchie volte da Nina a New Orleans e ho sempre apprezzato il clima suggestivo, denso di energia, del suo locale, nonché l’ottima e gustosa cucina.

Quali sono i tuoi programmi futuri?

Il mio progetto è quello di trasformare in pellicola cinematografica il lavoro teatrale che sto portando in tournee da due anni, “La signora in blues”. Nel cast ci saranno sicuramente Cristina Aubry e Pierpaolo Palladino, che lavorano già con me in teatro.

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Women in red, men in violet

24763Il lungolago di Ascona è un arcobaleno di colori: le case dominano con le tinte color pastello, rosa e verdoline, fino alle tonalità più intense e vivaci, rosso mattone e giallo polenta; il lago col suo blu ora azzurro cielo, ora cobalto; le colline col verde della fitta vegetazione estiva. I mille colori del paesaggio non sono statici: variano le loro tonalità con lo sfumare delle ore negli splendidi giorni di sole e nei vivaci tramonti di queste giornate, che sono anche le più lunghe dell’anno.Ad aumentare lo sfarfallio di gradazioni di colore, durante il 17° New Orleans Jazz Festival, contribuiscono i musicisti, col loro look ora falsamente trasandato, ora aggressivo, ora chic, ora esibizionista. E’ uno spettacolo nello spettacolo, nella ridda di suoni e voci che affollano le rive… e non ci soffermiamo sul pubblico, la cui varietà del look avrebbe bisogno di un articolo a parte.

Il blu elettrico e le colorate cravatte anni ‘50 dei King Pleasure & The Biscuit Boys (Londra, G.B.) ieri sera hanno entusiasmato un pubblico di ogni età a bordo del lago, con uno show di spettacolare dinamismo, carico di quella particolare vena di follia tipica della loro natura di big band jazz e rhythm & blues stile anni 40/50. Come sempre la voce e il sax di King Pleasure e gli strumentisti della sua band (Popps Martin, Ivory Dan Mccormack, Mart Winning, Slap Happy, Bam Bam Beresford, Bullmoose Shirley) hanno reso il concerto musicalmente geniale, ricolmo di energia e coinvolgente al massimo livello. Ogni commento sarebbe superato dalla nota del loro biografo Dave Gelly, critico musicale del quotidiano britannico Observer: “Chiunque assista ad una live performance di King Pleasure non potrà mai dimenticare l’esperienza”. Il loro curriculum lo dimostra ampiamente: sulla scena dal 1989; oltre 2000 concerti in tutto il mondo con la partecipazione ad oltre 150 tra i più prestigiosi festival jazz e rhythm & blues ed esibizioni al fianco di Cab Calloway, B.B. King, Blues Brothers, Arturo Sandoval.

E che dire del rosso sfavillante delle ragazze dell’Italian Vocal Quartet? La formazione vocale, composta da Gisa Ottaviani, Clea Cotroneo, Dario Daneluz, Vito Caporale, in questa veste anche pianista, affiancati da Guido Giacomini al contrabbasso e da Fabrizio La Fauci alla batteria, ha acquisito l’attuale denominazione dopo otto anni di attività col nome di Baraonna, premio Quartetto Cetra 1997, premio della critica e del miglior arrangiamento al Festival di Sanremo ‘94. La specializzazione stilistica rivolta al jazz risente di sostanziali influenze del repertorio classico italiano swing o più melodico. Massimo coinvolgimento per “Ba-ba-baciami piccina”, che ha trasmesso ai presenti la stessa energia del rosso fuoco delle vesti delle vocalist, particolarmente apprezzate da Lino Patruno con cui hanno dato vita ad uno spettacolo entusiasmante.

E l’abbigliamento del grande Lino? Anche lui, in perfetto coordonné, con camicia rossa…

Passiamo ad un altro colore inconsueto e violento: il viola della band più divertente e scanzonata di queste prime serate: Les Gigolos. I francesi sono stati fondati il 31 dicembre ’96, quando Stéphane Roger invitò il trombonista-cantante Patrick Bacqueville (premio 1998 Sidney Bechet conferito dall’accademia del Jazz) per la serata di veglione nel club parigino Bilboquet con il chitarrista Christophe Davot ed il trombettista Michel Bonnet. Magia ritmica, giochi collettivi, mimica esasperata e sbrigliata: uno show al limite del cabaret, con pieno coinvolgimento del pubblico, che alterna risate ed applausi, non solo uno spettacolo jazz con gli intramontabili successi di Buona Sera, You Rascal You, Oh Marie.

Un abbigliamento più serio ha sfoggiato l’Oliver River Gess Band. I dodici cuneesi continuano con consenso a portare alla luce il repertorio della mitica Creole Jazz Band della Chicago di Joe “King” Oliver.

Tra tanti riflessi, la rosa del festival perde un petalo tra più colorati e profumati: gli attesi High Spirits Gospel di Chicago non sono giunti ad Ascona, né arriveranno per il 2001.Una misteriosa lite all’interno del gruppo ha causato un’interruzione dell’attività dell’eccezionale gruppo gospel, che tanti consensi aveva raccolto l’anno passato. Possiamo solo sperare che il break sia momentaneo.

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Gran pienone nel primo week-end jazz di Ascona – 1 lug 2001

Affascinante, magica ed indimenticabile: ecco gli unici aggettivi possibili per descrivere l’atmosfera del lungolago di Ascona nel week-end lungo di San Pietro e Paolo. Davvero coinvolgente il clima di festa, la musica di qualità assoluta e la massiccia partecipazione. Già, secondo una tradizione arrivata ormai al diciassettesimo anno, il New Orleans Jazz Festival di Ascona è cominciato col consueto entusiasmo degli organizzatori e del pubblico, che secondo stime ufficiose è arrivato alle trentamila unità nelle prime tre serate. Non potendo seguire tutta la manifestazione (nelle ore hot gli spettacoli in contemporanea sono almeno cinque!), inevitabilmente selezioniamo concerti e appunti di viaggio.

Già l’anno scorso il trombettista e cantante Leroy Jones, autore del fortunato Props for Pops e da molti considerato l’erede di Louis Armstrong, aveva deliziato il pu
bblico di Ascona con la sua magica tromba. Quest’anno l’artista di New Orleans è giunto sulle rive del Lago Maggiore accompagnato non più solo dal trombonista Craig Klein, ma dall’intera formazione con la quale è solito esibirsi negli States. Venerdì e ieri (in replica martedì 3/7 alle 20.45, stage chiesa) abbiamo potuto riascoltare i maggiori hit di Armstrong rivisti in chiave “bop”: senza discussioni Leroy Jones merita da solo una serata ad Ascona. Le sue originalissime interpretazioni strumentali e vocali di ‘All Of Me’ e di ‘When My Dreamboat Comes On’ meritano di essere immortalate su vinile, pardon CD! Il suo fraseggio irrequieto e spezzato oltrepassa certamente la lezione di Armstrong, pur se il suo attacco al fulmicotone e il suo drive sono sicuramente di matrice hot.

Leroy Jones ha affermato in un suo libro: “Ognuno cantava un blues differente e ne esistevano tanti. Erano i cantanti che determinavano come si dovesse cantare. Il blues nacque come musica che si cantava per le proprie esigenze, musica occasionale; questa fu la sua forza e al contempo la sua debolezza”. E le sue performance, applaudite e coinvolgenti, sottolineano in maniera struggente le lotte dei più deboli per una prospettiva di risalita sociale, non necessariamente di rivincita verso qualcuno, ma di crescita culturale e, quindi, collettiva ed economica.

24760Per la sua capacità di coinvolgere il pubblico e ricreare così l’atmosfera e l’allegria delle street parades di New Orleans, è stata molto apprezzata l’Ambrosia Brass Band. Molto richiesta in Europa, con un organico composto da un trombone, due sassofoni, un clarinetto, due trombe, bassotuba, grancassa e rullante, la banda, costituita nel 1981 a Milano, esegue esclusivamente concerti all’aperto, riproponendo in puro stile New Orleans il jazz dei primi anni del ‘900. Il repertorio spazia da brani come “It’s long way to Tipperary” (marcia) a “Didn’t he ramble” (funerale), da “Mardi Gras” (carnevale) a “When the saints go marchin’ in” (spiritual). Quest’ultimo famosissimo brano è anche il sottotitolo dell’edizione di quest’anno del festival, come appare dal manifesto ufficiale, creato dall’artista svizzero Rolf Ziegler, che ha realizzato una tela in acrilico ed inchiostro di china, in cui predomina il colore giallo e sulla quale sono stati riprodotti, con una tecnica speciale, immagini inerenti al tema jazz: due trombe, un vecchio 78 giri della mitica casa discografica Brunswick e alcuni ritratti di Louis Armstrong, cui la manifestazione dedicherà una serie di originali omaggi nell’ambito del Centenario ufficiale della sua nascita e del trentennale della morte (6 luglio 1971).

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Ascona a tutto jazz – 29 giu 2001

24759La tendenza a rivisitare il jazz del passato e quel clima nostalgico che riscopre periodi fino a ieri dimenticati, dall’atmosfera dei suggestivi honky tonky di Storyville all’inconfondibile melodia sincopata tipica di New Orleans, accendono la Svizzera e l’Europa nei prossimi dieci giorni in una rassegna straordinariamente prestigiosa: il New Orleans Jazz Festival di Ascona, sulle rive svizzere del Lago Maggiore. Ad appena 13 km dal confine con l’Italia, sono in cartellone, da questa sera a domenica 8 luglio, oltre 240 concerti con più di 250 musicisti da tutto il mondo, Italia compresa, dalle 11 di ogni mattina fino alle 5 di notte. Nei cartelloni estivi, Ascona ha un ruolo ben preciso: da anni è la più importante rassegna europea dedicata al jazz classico e tradizionale, seconda nel mondo solo a quella di New Orleans.

Quest’anno il Festival di Ascona è incentrato, e non potrebbe essere altrimenti, sulla rievocazione del “maestro” a cent’anni dalla nascita: non ci sarebbe jazz senza Louis Armstrong. Armstrong era venuto dal nulla, e forse proprio per questa ragione l’inventiva, la fantasia ritmica e melodica, l’impressionante volume sonoro e l’inconfondibile timbro di gli valsero onore e gloria, non solo in America, ma anche in Europa e in tutto il mondo. “Se mai ci fu qualcuno degno di essere chiamato Mister Jazz questo fu Louis Armstrong” affermò Duke Ellington pochi giorni dopo i funerali del grande trombettista e cantante, svoltisi nel 1971. Sebbene Satchmo abbia sempre affermato di essere nato il 4 luglio del 1900, oggi non vi sono più molti dubbi sul fatto che la sua vera data di nascita risalga all’agosto 1901. Impossibile, dunque, ignorare la ricorrenza, tanto più che il 6 luglio coinciderà anche con il trentennale della morte di Armstrong. Ascona ricorda questo gigante del jazz con tre concerti speciali. Ogni sera si potranno ascoltare i grandi classici di Armstrong a cura dei Satchmo Serenaders, un gruppo costituito ad hoc per il festival e composto da alcuni fra i più raffinati solisti. Insomma, una ragione in più per non perdere quest’anno il New Orleans Jazz di Ascona, un festival il cui successo non cessa di crescere, seguito l’anno scorso da 8Omila appassionati.

Tra i più divertenti performer di questi giorni sul lago una menzione speciale è sicuramente per Big Al Carson (questa sera, ore 23.00), beniamino del pubblico di Ascona, personaggio di spicco di New Orleans, città dove è nato e cresciuto. Interprete di vari spot pubblicitari, Big Al ha nel sangue tanto la spettacolarità e la capacità di coinvolgere il pubblico, quanto la versatilità musicale, in grado di spaziare dal gospel al jazz, dal R&B alla musica di Broadway. Artista molto richiesto, ospite fisso del New Orleans Jazz & Heritage Festival, Big Al è più che un divo di jazz, più che un semplice vocalist, è un’artista profondamente impegnato ad esprimere la propria voce creativa, e, grazie a tanti anni di belle canzoni, è riuscito a guadagnarsi il rispetto dei critici, dei colleghi musicisti e soprattutto del pubblico. Con la sua voce possente ed allo stesso tempo agile, nata per cantare il jazz, mostra una grande vocazione per raccontare delle storie con le canzoni. Ma lui sente anche che la musica non deve avere confini, così il suo modo di cantare ha cominciato a raccogliere frammenti delle diverse esperienze musicali nelle varie parti del mondo, con un senso ritmico di profondo impatto sulla sua musica.

Nella dieci giorni di maratona musicale, trovano posto anche lo swing, il blues, il gospel, il mainstream. Fra gli artisti invitati, alcuni fra i migliori musicisti della scena hot jazz internazionale. I celebri trombettisti Rod Mason e Leroy Jones, la più amata cantante swing d’America Rebecca Kilgore, “lady Blues” Juanita Brooks, il numero uno fra i trombonisti d’Oltreoceano Dan Barrett, l’ex proprietario del Condon Club di New York Ed Polcer, il versatile cantante Big Al Carson, il prodigioso clarinettista di 29 anni Evan Christopher, senza dimenticare le jazz band e i migliori solisti europei.

Con questi nomi e tali premesse è logico che il jazz tradizionale continui indisturbato a essere celebrato da decine di migliaia di persone che arrivano ad Ascona da ogni parte del mondo, per applaudire grandi musicisti inseriti in un contesto di rara e irripetibile unicità. Del resto la politica di Ascona verso questa manifestazione è sempre stata di grande sensibilità divulgativa, in quanto sono proposti biglietti cumulativi a prezzi assolutamente vantaggiosi. Ad esempio, il pass giornaliero per questa Woodstock del jazz costa circa 10.000£ e quello cumulativo per l’intera manifestazione solo 50.000£.

Fra le novità dell’edizione 2001 da segnalare infine che il famoso Palm Court Jazz Café di New Orleans, rinomato per la sua cucina creola e per i suoi concerti di jazz tradizionale, per 10 giorni si trasferisce ad Ascona. L’atmosfera unica del Palm Court viene ricreata nei locali del ristorante degli Angioli, dove la sera si possono degustare specialità della Louisiana ed ascoltare concerti. A fare gli onori di casa, Nina Buck, proprietaria del noto locale.

New Orleans
Jazz Ascona


CH – 6612 Ascona

[email protected]

tel. 0041/91/7910090-1

fax 0041/91/7921008

internet:www.jazzascona.ch

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di Claris