Art Live

giugno 25, 2001 in Spettacoli da Momy

Festival Internazionale di Contaminazioni

24728(1)Ossessione, parola mai troppo usata, tenuta nascosta, sinonimo nell’immaginario collettivo di malessere e turbe psichiche.

Ossessione, uno stato d’animo sempre più ricorrente nella società moderna, ossessione sul lavoro, nella vita privata, nei rapporti interpersonali…

È un turbamento sottile che serpeggia dentro ognuno di noi, che porta all’insoddisfazione e all’infelicità perenne, alla continua ricerca di un “di più”, che cresce con velocità esponenziale, mentre la nostra vita viaggia su una linea retta.

Su queste tematiche è centrato Art Live, festival della contaminazione dal respiro europeo che, con performance, allestimenti, spettacoli, concerti, videoproiezioni, interventi di parola e installazioni, porta in Italia nuovi ritmi e nuovi modi di vivere l’arte che stanno rivoluzionando e dando nuova vita al concetto stesso di festival e di evento live. Le nuove frontiere della comunicazione si focalizzano sull’incrocio e la trasversalità, gli innesti di nuove tecnologie, le connessioni aliene, le pluralità e il meticciato.

Il festival va “in onda” grazie al sostegno della Regione Piemonte, della città di Torino ed al contributo di COPEC Cultura dalla Catalogna, di Diesel, del Goethe Institut di Torino e dell’istituto Europeo di Design.

Il programma si divide tra Palastampa e The Beach ai Murazzi del Po. Al Palastampa, per cinque sere, va in scena ØBS, l’ultimo spettacolo teatrale a cura della Fura dels Baus, la compagnia che ha fatto della contaminazione il suo manifesto con l’uso di musica, movimento, materiali naturali o industriali e l’adozione di nuove tecnologie, dove lo spettatore fa parte integrante dello spettacolo. Con immagini stereoscopiche in 3D e occhiali polarizzati distribuiti in sala, illusioni ottiche e una continua contrapposizione tra macchine e spettatori.

Nei locali di The Beach ai Murazzi sul Po (l’ingresso è libero), il collettivo di creativi tedeschi Saas Fee curerà l’allestimento – tanto all’interno quanto all’esterno degli spazî delle Arcate sul lungo fiume – dove verranno create isole, punti focali di accadimenti live, installazioni, sonorizzazioni tramite interventi scenografici e giochi di luce. Al The Beach verranno proposte retrospettive video degli artisti Ron Athey e Michelle Handelman, oltre al video degli spettacoli lirici curati dalla Fura dels Baus nel corso della loro carriera.

Art Live

La Fura dels Baus – ØBS

da martedì 26 a sabato 30 giugno – ore 21.45

Palastampa, c.so Ferrara 30 – Torino

Ingresso L. 30.000

Murazzi del Po

  • Installazioni di Fotografia e Arte a cura del Collettivo Saas Fee (Germania)

    da martedì 26 a sabato 30 giugno

  • Retrospettiva video di Ron Athey

    Mercoledì 27 giugno – ore 18.00-23.00

  • Incontro con Ron Athey, Michelle Handelman, Pep Gatell (regista di ØBS) e il collettivo di creativi Saas Fee

    Giovedì 28 giugno – ore 18.00 -21.00

  • Retrospettiva video di Michelle Handelman

    Venerdì 29 giugno – ore 18.00-21.00

  • Retrospettiva video DIESEL

    Sabato 30 giugno – ore 18.00-23.00

    Diesel Planet: Incontro con i creativi e i responsabili della comunicazione

    Diesel Chic Afreak – i video e le campagne in multivisione + black Djing

    24727 La Fura dels Baus in ØBS – Recensione di Mercè Samuell

    Viviamo in un momento di ossessioni e di manie. Impegnati in un cammino senza riposo verso un turbine di messaggi, abitiamo l’universo dei luoghi comuni e delle ossessioni eternamente ripetuti, il mondo dei desideri mai realmente soddisfatti. L’ossessione è l’asse intorno al quale si sviluppa tutta l’azione di ØBS, il settimo spettacolo «furero». Entrare in ØBS vuol dire addentrarsi nel mondo delle ossessioni, delle idee fisse che ci perseguitano fino a scoppiare quando riusciamo ad appagarle, creando in questo istante la strada verso un’altra ossessione, collegata con la precedente o del tutto estranea. Incarnato da ØBS, preda dell’ambizione e dell’autoinganno, il concetto di ossessione si sviluppa intorno al trionfo e al potere. Il fine principale è diventare re. I motori sono: l’ambizione, il desiderio, la paura. Sinfonia senza fine, saziare questa ossessione sarà premio e castigo, ricompensa e dolore, morte e nascita. Il successo, arma a doppio taglio, si trasformerà in una finzione senza antagonisti. Attraverso la generazione di immagini stereoscopiche che riproducono il punto di vista di entrambi gli occhi, si annulla il limite tra realtà e finzione. Da qualsiasi angolo del recinto, l’azione in diretta e la stereoscopia si fondono in un tutt’uno.

    Ron Athey

    Proveniente da una famiglia di religione pentecostale, Ron Athey si è formato in una tensione religiosa piena di fanatismo, di profezie apocalittiche e di rituali estatici. Inizialmente, ha trasferito la sua esperienza nel punk e in una serie di performance teatrali che lo hanno riconosciuto come uno dei più importanti artisti della Bodily Mutations Performer. E’ il corpo il protagonista assoluto per Ron Athey: corpo oggetto espopriato, martoriato, offeso, luogo di malattia e di morte, ma contemporaneamente, strumento di riappropriazione di una identità scelta e non più subita. Performer, critico, scrittore, è una delle più conosciute e carismatiche presenze della scena dal vivo dell’arte contemporanea. Il suo lavoro ha un forte legame con il teatro, che opera ad un diverso livello ma che ha attese simili per quanto riguarda i tempi, la produzione tecnica, la narrazione e la tecnica. Rituali di purificazione, pentimento, automutilazione, sono i caratteri della presa di coscienza che modificano e amplificano l’idea di corpo. L’idea di performance di Ron Athey vive nella possibilità e nella libertà di mescolare le tecniche che esistono, e provare che le cose realmente accadono. Autore anche del Teatro del dolore. mette in scena l’ indicibile che attraversa i tabù e le categorie della religione, il sesso, il sociale, la malattia, la morte. Definisce la sua tecnica di espressione una metodologia simile alla confessione. Una forma di espressione in cui tutti possono identificarsi. Si dichiara omosessuale e sieropositivo e, con il suo gruppo, realizza spettacoli apocalittici e scioccanti, in cui automutilazioni, tagli, incisioni e perdita di sangue tracciano i contorni di un’alterità dinamica del corpo e della fisicità.

    Diesel

    Azienda internazionale che produce jeans, abbigliamento casual e accessori, Diesel è uno dei marchi più noti al mondo, parte della cultura giovanile, considerata il primo brand a credere nell’esistenza del villaggio globale e a abbracciarlo in pieno. Nel 2000, acquisisce Staff International, che produce e distribuisce marchi proprî come New York Industrie e licenze Ungaro, Martin Margiela, Vivienne Westwood e Diesel Style Lab, la linea più innovativa e sperimentale di Diesel. Sin dagli inizî, Diesel ha attribuito alla comunicazione creativa un ruolo di importanza tale da pareggiare quello del prodotto in vendita. Inventando ambientazioni esasperate, creando e suggerendo situazioni paradossali, la strategia di comunicazione punta su uno spaesamento carico di humor e di impegno, vero fil rouge che lega la storia e l’evoluzione del brand. Ne nascono dei microcosmi all’interno dei quali il marchio, volutamente, non compare che in modo marginale o in veste ambigua e generalmente inattesa. Alla ribalta, invece, la fotografia, la musica e l’uso del colore che, sapientemente, rispecchiano canoni occulti, contribuendo a mantenere negli anni un’immagine uniforme. Con ArtLive, una rara occasione per lasciarsi bombardare dalle immagini e dagli spot già diventati culto e scoprire quelli censurati che non sono mai andati in onda.

    Michelle Handelman

    Performer
    e videomaker, Michelle Handelman ha esplorato nelle sue produzioni immagini che rappresentano le categorie pensate come oppositive quali: maschile/femminile attrazione/re-pulsione. Utilizza materiali la cui eccessiva sensualità trabocca nel grottesco, creando un immaginario in cui le ossessioni si fanno variopinte determinando i caratteri di personaggi esasperati nelle loro realtà scomode. Autrice di film e video multipremiati ritiene che il corpo sia un punto d’impatto e uno strumento di ribellione e il suo lavoro si inserisce nelle provocazioni di una body art dal tono femminista. Riproduce e crea ossessioni che nascono da situazioni reali che appaiono come esagerazioni ed esasperazioni, uno sguardo ironico irretisce lo spettatore nelle fragilità dei personaggi dei suoi film e delle sue performance.

    Saas Fee24726

    Saas Fee è un collettivo nato nel 1999 a Offenbach come evoluzione del progetto Arosa 2000, dall’idea di Alex Opperman, Moni Friebe, Axel Rössel, Al Dhanab, Malte Tinnus e Valentin Beinroth di riunire artisti, designer, videomaker, modellisti informatici e musicisti intorno ad un progetto di estetica delle arti. Organizzatori e produttori di eventi artistici e musicali, Saas Fee indirizzano la propria ricerca verso nuovi modelli di presentazione, esposizione e fruizione di installazioni che sfruttano le nuove frontiere del multi-media.

    Creando ambienti di luci, immagini e suoni, il collettivo invita gli spettatori ad attivare i sensi per divenire protagonisti di ogni progetto andando ad esplorare e scoprire mondi non solo virtuali – giocosi e intimi al contempo – in cui comunicare, giocare e rilassarsi: «per i il piacere dei vostri sensi».

    Nel 2000, nell’ambito dell’esposizione internazionale La Beauté ad Avignon, su invito della parigina Radio FG ? notissima radio orientata all’elettronica ed al nightclubbing – Saas Fee, ha allestito il padiglione Global Tekno, punto di forza della manifestazione nella parte dedicata alle nuove tecnologie. Da un anno a questa parte Saas Fee, in collaborazione con altre realtà creative tra cui Stardax e Superpop, è anche un’etichetta musicale dedicata all’esplorazione del confine tra musica e computerwork sperimentale. Il collettivo proporrà per Art Live l’installazione «tourist 1.3» e gli interventi sonori di Sergej Auto, Pink Elln e Dj Krystyna.

    di Monica Mautino