Antonello da Messina alle Scuderie del Quirinale

giugno 4, 2006 in Medley da Stefano Mola

L’EVENTO

Piazza del QuirinaleUn’occasione unica. Poter vedere con i propri occhi i quadri di Antonello da Messina. Poterli vedere quasi tutti: quaranta, sui 53 attribuiti al maestro e giunte fino a noi. Valgono senz’altro i viaggio i meravigliosi, intensi, misteriosi ritratti. L’Annunciata di Palermo, in primo luogo. E poi il San Girolamo, la Madonna Salting, il San Sebastiano…

Tutto questo è possibile fino al 25 Giugno alle Scuderie del Quirinale, Roma.

L’ambientazione è ottima, ricche le didascalie, le Scuderie sono un posto bellissimo. Una menzione per le guide di cui durante la mia visita erano presenti e accompagnavano le scolaresche: molto competenti, chiare, coinvolgenti.

La mostra, organizzata da Azienda Speciale Palaexpo e Zètema Progetto Cultura, è stata curata da Mario Lucco, professore ordinario di Storia dell’Arte dell’Università di Bologna con il concorso di un comitato scientifico internazionale.

(Mostra visitata il 17 Maggio 2006).

Da domenica a giovedì: 10 – 20

venerdì e sabato: 10 – 22.30

Biglietti: Intero € 10,00

Ridotto € 7,50

Fino al 25 Giugno

IMPRESSIONI SULL’ANNUNCIATA

AnnunciataEcco, è come se lui si fosse detto: proviamo ad asciugare. Proviamo a vedere fino a che punto si può togliere, fino a dove si può arrivare lasciando ancora il messaggio intatto. Allora via la scenografia, via gli archi, le finestre e il paesaggio dietro. Via le sedie i tavoli, gli animali eventualmente accucciati ai piedi. Via quelle colombe che sfrecciano nel cielo su un nastro di luce da spirito santo. Via anche l’Arcangelo Gabriele. Cosa resta, Maestro Antonello? Restano due gesti, uno sguardo, della luce, un velo che inquadra piramidale (il numero 3 dobbiamo comunque mettercelo da qualche parte), un leggio, un libro aperto. La mano destra aperta con il palmo rivolto verso il basso. Potrebbe essere un gesto come a dire: va bene. O anche un accenno timido benedicente. O anche una specie di: aspetta, aspetta ancora un attimo. E l’altra mano Maestro Antonello? L’altra chiude questo velo blu, come in un gesto di pudore, come a dire da ora in poi il mio corpo in quanto corpo per il mondo non conterà, allora è come se la mano sinistra tirasse un sipario sulla femminilità nascosta dei seni. E il suo volto, i suoi occhi, che cosa ci dicono Maestro Antonello? Lo sguardo sembra rivolto all’interno, già in atto di revisione, come se l’arcangelo se ne fosse andato da un secondo e il terremoto della rivelazione stesse operando scosse di assestamento interiori. Malinconia? Forse, anche. È impossibile immaginare un rimpianto? Una donna ancora giovane, quasi maritata, con la vita e tutte le sensazioni nuove che le si sta spalancando davanti, e all’improvviso tutto questo, tutto quanto è stato forse soltanto intuito viene cancellato, in un istante. Aspetta, allora, aspetta un secondo, dice la mano. Eppure lo sguardo, di un’intensità incredibile, è come se avesse capito la perdita e stesse cercando di capire, di soppesarsi nella nuova prospettiva. Non a caso allora Maestro Antonello, dietro è tutto nero. È tutto l’inconoscibile, l’inconscio, tutto quanto della Vergine possiamo ipotizzare e non sapremo mai. Importa veramente sapere da dove viene, che cosa sta alle spalle di questo momento, di questa donna non più donna come tutte le altre? Il nuovo punto di vista è così incommensurabile da rendere queste domande oziose. E la luce scolpisce, come se venisse da in basso a sinistra, e lascia leggermente in ombra la parte destra del viso, dividendolo in due. La parte illuminata che risponde si, la parte in ombra che si racchiude, per un attimo, nella malinconia. Maestro Antonello, la luce come da in basso a sinistra, come se venisse dall’arcangelo inginocchiato che non c’è? Forse. È davvero necessario pensare che l’arcangelo ci sia? Non è forse più giusto immaginare che un giorno, un giorno qualunque, in casa, occupata in una faccenda qualsiasi e di poco conto, passando vicino a una finestra da cui entra un cono di luce dove si muove nel caos la polvere, improvvisamente una voce si sia manifestata nella testa, una specie di tuono interiore le abbia porto la parola rivelata. Ecco forse il perché di quello sguardo rivolto all’interno: il dialogo non con qualcuno davanti, con un arcangelo che forse è solo una nostra invenzione, ma con quella voce potente e con la sua stessa vita, attraversata dalla faglia del destino.

(purtroppo l’immagine qui allegata non rende appieno il fascino del dipinto; l’unica cosa possibile è avere la fortuna di andare a Roma, oppure a Palermo, quando il dipinto tornerà a casa)

di Stefano Mola