Andrea e la sua bicicletta

marzo 24, 2002 in il Traspiratore da Redazione

Andrea ama la natura e corre veloce tra i filari del vigneto. Ha quindici anni, una vita davanti e una ferita al cuore. I passi si fanno più lunghi, il vento gli carezza il viso facendogli scorrere le lacrime lungo il collo. La discesa si fa sempre più ripida e diventa difficile arrestare le gambe.

A scuola, quella mattina, Marisa gli ha detto che non vuole più uscire con lui. “Mi piace Paolo, gli ha confessato. Ieri sera siamo andati al cinema insieme e ci siamo baciati”. Andrea non ha risposto nulla. Ha falsificato una giustificazione ed è uscito due ore prima del termine delle lezioni. Sulla pensilina ha aspettato la corriera per un quarto d’ora, poi si è ricordato dello sciopero e si è incamminato verso casa, ad oltre due chilometri di strada.

Sono le undici del mattino e Andrea affonda la faccia tra le zolle della vigna paterna, un grappolo d’uva stretto in una mano e una lettera nell’altra. E’ di Marisa.

Caro Andrea, mi piaci tanto e vorrei che m’accompagnassi al compleanno della mia amica Roberta.

I love you

Marisa

Al ragazzo non gliene fregava niente delle femmine. Per lui era importante solo la sua bicicletta, ma quella era un’occasione da non perdere.

Il giorno della festa si vestì bene: i jeans puliti e la maglia nuova regalatagli dalla mamma per Natale.

Si presenta a casa di Marisa con dieci minuti d’anticipo, le mani sudate e un mazzo di fiori. “Ciao Andrea. Non sono ancora pronta; vieni in camera mia che finisco di vestirmi”.

Andrea entra chiedendo permesso, anche se non c’è nessuno oltre Marisa. Si siede sul suo letto, tra un orsacchiotto e il poster del cantante preferito. Tiene una mano sul cuore, quasi a volerne soffocare l’imbarazzante martellio.

La fanciulla esce dal bagno con un vestitino rosa, di quelli che si mettono al mare; si china su di lui, che ne scorge il seno, e lo bacia sulla bocca. Vorrebbe dirle un miliardo di cose, ma l’unica parola che gli esce è: “Grazie”. Marisa scoppia a ridere, gli prende la mano e insieme vanno alla festa.

Il suo primo bacio e lui cosa dice? Grazie!

Ma non fa niente, Andrea è felice e stringe forte la mano. “Non così, mi fai male!”, sorride Marisa.

Andrea e Marisa si baciarono altre sette volte e una volta lui le sfiorò il seno, da sopra la maglietta.

La voleva sposare. Ogni notte, prima d’addormentarsi, pensava a chi avrebbe invitato alla cerimonia. Non voleva troppi parenti; sarebbe stata una festa tra ragazzi, con della buona musica e tanto vino da ubriacarsi.

Ma ora tutto è finito. Non avrebbe mai sposato Marisa e mai più avrebbe baciato una ragazza. Si alza dal fango, l’unico capace di consolare il suo dolore e capirne le sofferenze e, a passo mesto, volge verso casa. A togliere la polvere dalla vecchia bicicletta chiusa in cantina.

Il Traspiratore – Numero 35

di G. Ventura