Allarme alla cittadinanza

maggio 23, 2001 in il Traspiratore da Redazione

Il malefico piano di controllo è in atto: saremo in grado di fermarlo?

La cospirazione avanza. Serpeggia, si confonde nella bruma, si cela nelle macchie e negli anfratti. Non possiamo più stare tranquilli, presto inizieranno a spiarci per sapere se sappiamo. Fino a qualche anno fa potevamo ignorarne l’esistenza, ma da quando opere cinematografiche e televisive ci hanno aperto gli occhi, non possiamo stropicciarci gli occhi e tornare a dormire girando la faccia sull’altro lato del nostro guanciale.

Sono ormai parecchi mesi che il piano è entrato in funzione. Dapprima circoscritto e fugace, lieve per non essere adocchiato, si è fatto ormai un fenomeno dilagante. Gli attori della congiura non si preoccupano più dell’anonimato, per quanto finora nessuno di loro sia ancora stato trovato in flagrante. Il tutto è iniziato la scorsa estate; con la stagione calda non destava neanche sospetti, ben si camuffava nell’afosa città; ma ormai, in inverno, nessuna coperta di Linus sarebbe stata sufficiente a celare la macchinazione. Di cosa stiamo parlando? Ma delle bottiglie di plastica ai portoni d’ingresso dei nostri condomini!

Erano giorni di calura intensa, con le vie mezze piene e mezze vuote di auto, negozi chiusi e canzonette alla Britti ed Eiffel 65, quando comparvero le prime bottiglie alla base di edifici e villette. Plastiche, senza etichette, piene d’acqua fino all’orlo, ricoperte di condensa, giacevano fresche ed incustodite a debita distanza l’una dall’altra sul marciapiede, su suolo pubblico. Erano ben accostate ai muri delle case retrostanti, e guardavano con occhio vacuo, seppur curioso, chiunque poggiasse lo sguardo su di esse. I pochi che si diedero pensiero per la loro comparsa, si risposero in modo fantasioso: un’improbabile marcia podistica, la rottura dei frigo dei proprietari delle abitazioni, la generosità giubilare che anticipava la torvergatense moda dell’acqua elargita ai postulanti. Il torpore estivo contribuiva ad anestetizzare i sensi, ad assopire l’istinto a stare in guardia.

I mesi sono passati. I ragazzi venuti in Italia per il Giubileo sono ripartiti, le giornate di sole si sono accorciate a rarefatte, le foglie degli alberi sono cadute, ma le bottiglie sono sempre lì. Anzi, proliferano. Nessuno ne sa niente, gli amministratori politici non ne vogliono parlare. Tuttavia ogni notte che passa ne fa aumentare il loro numero.

Chiedete in giro, fate un indagine statistica. Dal tarro di periferia al cabinotto di collina, dal panettiere all’amministratore delegato, non uno vi saprà dar ragione dell’inquietante presenza sul nostro suolo. E’ chiaro che uomini in nero usciti direttamente da serial televisivi e romanzi di Ken Follet passano le notti in attività. Saranno delle telecamere spia di nuova generazione? Oppure cariche di uranio impoverito che permetteranno esplosioni controllate in grado di contenere sedizioni popolari?

Per noi lo scopo è chiaro. Sono mezzi di risonanza di qualche strana onda elettromagnetica in grado di comunicare i nostri pensieri ai visitatori ormai prossimi, cosicché al momento del loro insediamento sul nostro pianeta saranno in grado di plagiare la nostra volontà. Apriamo gli occhi, prima che sia troppo tardi. Qualche facilone ci dice che le bottiglie servono per non far pisciare i cani contro gli immobili: così facevano gli avi. Sporchi collaborazionisti. Alzi la mano chi, tra voi lettori, ha un nonno di campagna che abbia mai attuato tale pratica; e dove si sono mai viste le bottiglie di plastica, al tempo dei nostri antenati?

Il Traspiratore – Numero 29

di Diego DID Cirio