Aldo, Giovanni e Giacomo, piccoli passi verso la commedia

febbraio 12, 2001 in Cinema da Redazione

“CHIEDIMI SE SONO FELICE”, (Ita, 2000) di Aldo, Giovanni e Giacomo e Massimo Venier, con Aldo, Giovanni e Giacomo, Marina Massironi, Silvana Fallisi, Beppe Battiston e Antonio Catania.

I 100 godibilissimi minuti di “Chiedimi se sono felice” sono piccoli passi verso la commedia all’italiana, genere in crisi, trascurato anche da chi avrebbe i mezzi per poterlo praticare (pensiamo al Verdone agrodolce di “Maledetto il giorno che t’ho incontrato” o ai vecchi leoni come Monicelli e Scola). Un film depurato dagli sketch di “Tre uomini e una gamba” e sicuramente più riuscito di “Così è la vita”, nel quale i tre abbandonano il “road movie” per affrontare una tematica romantica, per altro collante fra le varie parti più che fulcro.

La trama è ancora piuttosto accessoria, ma si ride, e al giorno d’oggi è già un successo. In tanti hanno provato a battere la medesima strada, parecchi comici (per lo più sfornati dalle fortunate trasmissioni televisive “Mai dire Gol” e “Zelig”) si sono improvvisati attori uscendone con le ossa rotte. I tre in questione no. Vuoi per l’animalesca fisicità di Aldo, vero e proprio traino del terzetto, vuoi per la sardonica malizia di Giovanni, vuoi per la vena di sognatore di Giacomo.

Dal comico dell’opera prima si è passati alla commedia; per arrivare all’archetipo della commedia all’italiana andranno fatti altri passi. D’altronde anche Ugo Tognazzi e Alberto Sordi, due fra i più grandi attori italiani del mezzo secolo appena conclusosi, cominciarono con le macchiette, le caricature, evolvendo nella maturità verso personaggi più maturi, complessi e sfaccettati. Prendiamo il Sordi di “Mamma mia che impressione”: i suoi tormentoni, i suoi tic verbali non sono lontani dai lazzi, dal “sei bastardo dentro” dei tre. In seguito Sordi ci ha dato capolavori come “La grande guerra” e come “Un borghese piccolo piccolo”. Lo stesso Giancarlo Giannini, partendo dai personaggi fortemente caricati dei film con la Wertmuller, è poi diventato uno specialista in ruoli drammatici. Recentemente ci sono riusciti, molto bene, Diego Abatantuono, Antonio Albanese e, nel loro piccolo, Bizzarri e Kessiosoglu.

Lo stesso percorso potrebbe essere nel destino dei tre, di certo la loro fisicità debordante e la loro interdipendenza nell’immaginario collettivo, ovvero le ragioni del loro successo al box office, potrebbero essere un limite verso la maturazione artistica.

di Davide Mazzocco