Al Campiello due torinesi sconfitti da Veronesi

febbraio 18, 2001 in il Traspiratore da Claris

Un po’ ribelle e imprevisto è il clima del romanzo di Sandro Veronesi, vincitore del Campiello 2000 con “La forza del passato” (edizioni Bompiani). L’architetto fiorentino, vincitore del Premio Viareggio con lo stesso libro, racconta in prima persona la ricostruzione, con forti significati metaforici, che il protagonista compie nei confronti della vita del padre scomparso, ispirandosi ad un sogno davvero fatto anni addietro.

L’avventura è quella di un quarantenne scrittore romano che scopre, grazie a una rivelazione, la vera identità del genitore defunto: non era il conosciuto e stimato democristiano puritano, ma una spia del Kgb. Alla ricerca da libro giallo si sovrappone un viaggio alle radici dell’intimo e del significato ultimo della vita con parecchie riflessioni sul rapporto verità menzogna nell’animo del protagonista. E’ un’indagine ossessiva, ma il libro non termina in modo pessimistico, bensì con una nota di speranza.

Seconda classificata, a sorpresa, è stata l’esordiente torinese Paola Mastrocola con “La gallina volante” (Guanda). Racconta in maniera elegante e scorrevole il disagio, le ansie, le frustrazioni quotidiane di un’insegnante che tenta di trasmettere ai suoi studenti qualcosa che vada oltre i semplici programmi scolastici: cerca di crescere delle persone vere, concrete, ma con degli slanci di fantasia e genialità. Il tutto si concretizza nella storia, simbolo evidente di numerosi fallimenti, del tentativo di far volare una gallina. “Io vivevo vicino a un pollaio, ha raccontato l’autrice, e tornando a casa, dopo il lavoro, mi è capitato spesso di fermarmi a lungo a osservare le galline che razzolano indefessamente. Il pollaio è stato per me il luogo ideale in cui riposare l’anima e ritrovare i pensieri”.

Dei restanti tre finalisti, un altro è piemontese: Sergio Ferrero con “Le farfalle di Voltaire” (Mondadori). Il suo romanzo è ambientato nell’operoso dopoguerra di una cittadina di mare della riviera ligure di ponente. Il protagonista diciassettenne vive nell’opulenza senza lasciarsi condizionare dall’eccessiva stravaganza dei personaggi circostanti, ma interiorizzando esperienze e sensazioni, specie le sofferenze e i batticuori della maturità.

Fantastico e semiserio è il libro di Franco Scaglia, “Margherita vuole il regno” (Baldini & Castoldi), che immagina la regina Margherita di Savoia raccontare al devoto Giosuè Carducci la verità sul vile attentato a sua maestà re Umberto I di Savoia.

Decisamente tragico, invece, risulta l’impianto narrativo di Mare e mare (Edizioni e/o) di Vito Bruno. Nel paesaggio pugliese degli negli anni Cinquanta, un bambino, Gino, possiede lo straordinario talento di vedere la felicità anche in cima a una montagna di dolore. Il romanzo parla di passioni forti, di un padre-padrone e una madre suicida, ma il tono del narratore non è mai petulante, nonostante il tema non sia dei più originali.

Il Traspiratore – Numero 27

di Claudio Arissone