Agnelli al Comunale

marzo 14, 2001 in Sport da Roberto Grossi

La visita dell’Avvocato Agnelli al Comunale era nell’aria: gli 80 anni appena compiuti e la stupenda giornata primaverile avevano messo all’erta sia gli addetti al servizio d’ordine del vecchio stadio che i giornalisti presenti. E infatti, pochi minuti dopo le 15, la sagoma inconfondibile del primo tifoso juventino, insieme a quella del Vice Presidente Roberto Bettega, si è materializzata sul terreno di gioco, accompagnata dagli applausi delle poche decine di tifosi presenti sulle gradinate.

Tutta la squadra bianconera, intenta a svolgere il consueto allenamento pomeridiano agli ordini di Ancelotti, ha immediatamente sospeso gli esercizi per stringersi attorno a colui che più di tutti rappresenta la “Vecchia Signora” nel mondo. Pochi minuti di colloquio, gli auguri di rito, l’invito a non mollare il difficile inseguimento alla Roma e soprattutto un caloroso abbraccio a Del Piero: questo il succo del rapido rendez-vous sul prato verde.

Arriva anche Luciano Moggi, una stretta di mano da vecchi amici, poi il dietro-front per tornare a casa. Ma uscendo dallo stadio l’Avvocato decide di intrattenersi per qualche secondo anche con i giornalisti, molto incuriositi dal caloroso affetto dimostrato dal monarca nei confronti del più volte criticato “Pinturicchio-Godot”.

Agnelli svela subito il segreto del colloquio: “Ho detto a Del Piero – esclama ironico l’Avvocato – quale sarà d’ora in poi il nuovo slogan della Juve: cioè più gol e meno soldi. Per i gol ci penserà la squadra, mentre per la parte economica ci penserà Moggi”. E giù una bella risata generale, con il direttore generale divertito dal gustoso siparietto.

Sulla sfida Juve-Roma Agnelli usa parole di circostanza, velate però da un pessimismo di fondo e da una nostalgia per i tempi passati: “La Roma è una grande squadra, gioca bene e merita il primo posto in classifica. Se riusciremo ad agganciarla? Dipende da loro, se i giallorossi continuano a vincere sempre è impossibile anche solo avvicinarli. Inoltre giocano bene, è improbabile che li prenderemo.

Era più divertente e colorita la sfida degli anni ’80: allora c’era un testa a testa che durava per tutto il campionato, mentre adesso le distanza che ci separa è grande. E poi erano i tempi di Viola e Boniperti, due personaggi insostituibili, alla stregua di Platini, Falcao e Boniek”.

Altri tempi, altre storie, altri esborsi economici: ben diversi da quello da sessanta miliardi calato dal presidente romanista Sensi per avere Cassano, il talento diciottenne strappato proprio alla Juve. Avvocato, le dispiace che il barese non sia giunto a Torino? “Dipende da come vogliono investire i soldi qui…”, si lascia sfuggire Agnelli, per poi correggersi in fretta: “Noi non potremo gustarci le sue giocate, ma bisognerà vedere se Cassano riuscirà ad esprimersi al meglio a Roma, non sarà facile…”

di Roberto Grossi