Afterhours: il rock che grida verità nascoste

luglio 16, 2003 in Spettacoli da Gino Steiner Strippoli

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Si è da poco concluso il “Tora Tora” con gran successo ma il tour degli Afterhours di ManueL Agnelli continua a suggellare i palchi d’Italia, proponendo il rock energico dell’ultimo album “ Quello che non c’è” (Mescal) definito da tutta la critica musicale e non la perla discografica del gruppo, l’album per eccellenza che la band poteva sfornare. Anche il testo del brano che dal il titolo al disco “Quello nche nonn c’è” è un capolavoro tanto da essere giudicato dall’Italian Music Award come il testo più bello dell’anno. Con gli Afterhours, che rispondono al nome di Giorgio Prette alla batteria, Andrea Viti al basso, Dario Ciffo al violino, Giorgio Ciccarelli alle tastiere, Manuel Agnelli, che suona la chitarra e da la voce alla band, ha realizzato dieci “opere” dal rock sanguigno, con testi spesso crudi e reali, spesso velati di inquietudini e tristezze, parole vere di questo mondo.

Il nuovo E.P. ne è un esempio lampante ed è intitolato “La gente sta male” (Mescal), le 6 tracce portano ancora una volta gli Afterhours a esporsi in prima linea con vere denunce al consumismo e al benessere fatto di automobili costose e cellulari satellitari…eppure nonostante tutto questo “La gente sta male”. Interessanti in questo cd sono le versioni live di “ Dentro Marylin” e “Tutto fa un po’ male” registrate insieme a due grandi artisti come Marco Parente (il Jeff Backley italiano) e l’eccellenza di Cristina Donà. Questa sera proprio gli Afterhours saranno in concerto, a Collegno a Colonia Sonora, presso la Certosa Reale, inizio ore 21.30.

Sei riuscito in questi anni a fare una grande impresa ridare visibilità al rock italiano.

A me premeva porre l’attenzione su una realtà sottovalutata legata a molte band rock e quindi promuovere, alimentare e dare visibilità nella sua totalità al rock italiano, ai gruppi di base. Su queste basi è nata Tora Tora.

Per te cos’è più importante avere tanta gente ai concerti o vendere molti dischi?

E’ chiaro che sarebbe bello, e sarebbe il massimo, avere ambedue le cose però se dovessi scegliere posso dire che non c’è niente di più bello che avere un grande pubblico davanti al palco per un concerto, penso che sia ancora una delle cose più emozionanti che io possa fare e provare.

Dal vostro esordio, nel 1989, ad oggi siete passati musicalmente attraverso 10 dischi (compreso l’ultimo E.P. “La gente sta male”), ma la vera svolta alla vostra carriera artistica penso l’abbiate avuta con Germi!

E’ vero, quell’album, uscito nel 1995, è stata la svolta del nostro rock italiano. Un lavoro progettuale con una direzione ben precisa, confermata poi dal successivo “Chi ha paura del buio” che è il nostro album più acclamato con grandi pezzi, ne andiamo molto orgogliosi.

Un nuovo cambiamento però lo avete fatto dopo io vostro live, con l’uscita di “Quello che non c’è”.

In effetti dopo il live c’eravamo un po’ persi, anche Xabier Iriondo (chitarrista storico della band) ci aveva lasciati quindi bisognava dare una sterzata vera e rimpadronirci della musica e cosi abbiam fatto ed è nato “Quello che non c’è”, un disco di musica adulta potrei definirlo, con una direzione precisa nelle tematiche. Oggi i testi parlano di disorientamento, di paure, di disperazione perché son venuti a mancare molti punti di riferimento sociali e politici.

Voi e il pubblico?

Il nostro pubblico mi piace molto perché comunque mi piace parlarci dopo i concerti, mi sembrano ragazzi in gamba, molto molto reattivi con una grande sensibilità e poi c’è uno scambio totale, durante i concerti, perché loro sanno e cantano con noi tutte le nostre canzoni tanto che siamo quasi arrivati a dipendere da loro.

di Gino Steiner Strippoli