Al khatat

febbraio 10, 2003 in il Traspiratore da Redazione

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Secondo Abu al Abbas Ahmed Al Buni (morto nel 1225), l’origine delle lettere arabe deriva da una luce che si irradia dalla penna che scrive il Grande Destino sulla Tavola Custodita, una tavola sulla quale – per ordine di Dio – sono stati registrati gli atti di tutte le creature fino all’Ultimo Giudizio. Dopo aver errato nel cosmo, un punto di luce si è trasformato in Alif, la prima lettera dell’alfabeto arabo, e poi da questa lettera sono sorte tutte le altre.

Nell’ambito dell’arte islamica, la calligrafia ricopre un ruolo particolare, essendo strettamente connessa alla rivelazione coranica per due aspetti: in primo luogo, la parola di Dio, che per i musulmani è il Corano, rappresenta l’unica testimonianza della rivelazione divina, ricevuta oralmente da Maometto, ma poi messa per iscritto e diffusa dai suoi compagni. In secondo luogo questa rivelazione è definita dal Corano stesso una “scrittura ben proporzionata”, “bella” e “insuperabile”, custodita presso Dio su fogli immacolati.

Queste parole hanno impresso alla calligrafia araba un impeto paragonabile alle forze che nel mondo occidentale hanno generato le arti sacre e profane, della pittura, della scultura e della musica. L’arte calligrafica non è un fatto universale: molti popoli la trascurano, per altri, invece, è un’arte sublime… Nel caso della lingua araba, la calligrafia deriva da un’invenzione grafica elaborata lentamente, prima e dopo la comparsa dell’Islam e che si riallaccia a una trascrizione laboriosa e rispettosa del Corano.

La scrittura araba ha forme basilari semplici ma risulta irregolare nelle proporzioni, poiché forme piccole e arrotondate si accompagnano a lunghe e sottili aste verticali, inoltre gli archi arrotondati spostano ulteriormente il peso verso il basso. I calligrafi erano e sono sempre alla ricerca di equilibrio, ad esempio ampliando in guisa di foglie le estremità superiori delle lettere, oppure piegando in eleganti archi verso l’alto le estremità inferiori e facendole “fiorire “ di forme vegetali. Le estremità delle lettere giunsero, lungo i secoli, ad essere trasformate in fiori, animali, teste umane. A volte le sole lettere, intrecciandosi, formano figure fitomorfe, zoomorfe e composizioni geometriche di grande bellezza. A questo punto, il significato stesso di ciò che si vuole trasmettere diventa secondario, quasi travolto dalla bellezza visibile della forma e dal ritmo poetico dell’opera. L’immaginario del lettore mette in secondo piano il contenuto del testo e ne apprezza invece la visione plastica.

Di regola, il calligrafo deve imparare a padroneggiare per lo meno i sei “stili” della lingua araba (paragonabili, sempre se si può osare di utilizzare un simile paragone, ai font di Word). Ciò significa non solo apprendere i fondamenti teorici di ciascuno, ma soprattutto fare pratica e acquisire “occhio” per le proporzioni della superficie da ricoprire con la scrittura. Il Calligrafo, secoli fa, sedeva sul pavimento, teneva il foglio appoggiato ad un ginocchio e scriveva con tratti saldi e sicuri, che presupponevano un completo controllo mentale sulla penna. Lunghi anni di esercizio erano necessari per poter padroneggiare questa difficile arte, ma i capolavori grafici così realizzati continuano a suscitare meraviglia, ad essere apprezzati, collezionati, conservati e venduti a prezzi elevati. Oggi la posizione adottata dal calligrafo è più comoda, e oltre alle opere d’arte, gli vengono commissionate insegne, manifesti e altre “opere” ben più umili… ma il risultato è altrettanto sublime.

Più di dieci secoli di tradizione calligrafica accompagnano tutta la parabola del pensiero arabo, dall’espansione al suo declino: la codificazione della calligrafia araba risale infatti a Ibn Muqla (IX secolo) e la sua decadenza coincide con la diffusione della stampa. E’ una forma d’arte che non può essere appresa facilmente studiandone le regole. Essa infatti richiede un talento particolare, se si vuole praticare con autentica maestria: una maestria ancora oggi perseguita dagli artisti dei paesi in cui la scrittura araba è tuttora coltivata nella sua tradizione calligrafica.

Il Traspiratore – Numero 41

di S. El Sebaie