…in letteratura…

aprile 19, 2004 in il Traspiratore da Redazione

“Il giro del mondo in 80 giorni”, “Il milione”, “L’odissea”, “I viaggi di Gulliver”: quali di questi viaggi della letteratura avresti voluto fare, e perché?

Ecco la domanda rivolta alla giuria di qualità di Sudate Carte. Le risposte, però, non ci permettono di decretare un vincitore…

DADA ROSSO

Tra i libri di viaggio quello che più mi incanta è “Il milione”, perché, in fondo, si tratta di un reportage. Io non ho fantasia, riesco solo a raccontare quello che vedo, o che mi pare di vedere. Ecco perché Marco Polo è uno dei miei primi dieci prescelti in un’eventuale classifica del “In chi ti reincarneresti?”.

Il vizio del reportage è forte: quando viaggi per scriverne, viaggi diverso. Ti ficchi di più tra la gente, ti senti più giustificata nel dare sfogo alla curiosità, non ti accontenti del primo impatto, neanche se è fascinoso. Anche quando viaggio per turismo, mi invento un lavoro. Così l’andar oltre ha la sua giustificazione.

VERA COMOLI

Se penso al viaggio come convergenza di interessi, di modalità, di intenti, di possibili affinità elettive con i protagonisti e con le situazioni, sceglierei “Il Milione”, nel senso che mi piacerebbe rifare quel viaggio ‘allora’, riunendo geografia e storia.

ALBERTO COTTINO

Probabilmente “I viaggi di Gulliver”, perché concedono molto alla fantasia, soddisfacendo un desiderio di evasione dalla realtà come in fondo l’Odissea, ma sono meno cruenti e… complicati per il protagonista.

CARLO GRANDE

L’Odissea mi sarebbe piaciuta di più, perché ogni avvenimento era… mitico. Scherzi a parte (ma non tanto), l’Odissea è il primo romanzo, l’archetipo di tutte le avventure. Però a volte patisco il mare… La farei, ma con il “Travelgum” nella bisaccia.

“Il Milione” e “Il giro del mondo” mi affascinano; sì, farei anche quelli. “I viaggi di Gulliver”? Già fatti, al contrario: la mia statura non è eccelsa, in Senegal immaginatevi cos’ho provato a girare con uomini e donne della razza Wolof, che è strepitosa. Altro che “razza superiore”, quella bianca.

FRANCESCO LONGO

Avrei sicuramente scelto di fare ‘il giro del mondo in 80 giorni’ perché per prima cosa mi avrebbe permesso di interpretare J. Verne, che considero un profeta oltre che un autore di romanzi fantastici, poi perché avrei scoperto molti luoghi sia dall’alto di una mongolfiera, quindi esteriormente, sia nell’aspetto più interiore del loro paesaggio, vivendoci, conoscendo gli abitanti e le loro caratteristiche. Oltretutto, per volare meglio e facilitare la spensieratezza durante il viaggio, come zavorra avrei buttato giù: la politica e qualche kilo di persone e di situazioni scomode.

VITTORIO PASTERIS

Ho sempre viaggiato con un atlante che è stato il mio primo compagno di viaggi sperati o vaneggiati passando un dito sottile di bambino, o di bambino più cresciutello, sulle cartine dei paesi più esotici, correndo sulle strade di carta. Questo ha determinato una passione per le carte geografiche e per le mappe che mi sono portato nell’età adulta, in cui quasi tutti i viaggi nascono “sulla carta”, letteralmente, consultando e pianificando percorsi sulle rappresentazioni grafiche dei territori da attraversare.

Due libri di viaggio sono stati decisivi: il Milione e Il giro del mondo in 80 giorni. Due libri così distanti nel tempo, ma assolutamente “globali”, libri di viaggi assoluti quasi interminabili. Il libro di Verne è stato per me il libro più importante, un testo ricco, originale, piacevole, auto-ironico, che per queste sue caratteristiche ha avuto interessanti trasposizioni cinematografiche. Il libro di Marco Polo è invece più vecchio come stile e racconto, ma sempre affascinante e intrigante, un viaggio seducente verso la civiltà non conosciuta.

MARINO PERIOTTO

Sicuramente l’Odissea, il viaggio a mio avviso per eccellenza, in quanto foriero di nuove esperienze oltre i limiti del mondo conosciuto. Un vagabondaggio che condensa l’essenza stessa del viaggio, in cui tutti gli elementi sono presenti: nuovi popoli, imprevisti, casualità, fato. Un viaggio senza destinazione, verso l’ignoto e soprattutto con un biglietto di ritorno “open”.

LUCA RAGAGNIN

I viaggi di Gulliver, sicuramente. Perché soffro di vertigini (giro del mondo), sono a rischio di agorafobia (il milione) e, come a tutti, mi fanno un po’ paura gli dei arrabbiati (l’odissea).

PAOLO VERRI

Poiché sono onnivoro e incapace di scegliere, vorrei (o non dispero) fare tutti e quattro i viaggi letterari. Con gli occhi del mio presente, partirei prima per la Cina, a fianco di Marco Polo. Giunto là, tenterei di tornare, evitando il canto delle sirene. Lungo il percorso, a ritroso, visiterei le terre ammirate da Gulliver. Ritrovata la mia famiglia, la caricherei su un pallone aerostatico per vedere dall’alto quello che accadrà.

Il Traspiratore – Numero 47 – 48

di la giuria